I giovani, questi sconosciuti in parrocchia…

Alle querce di Mamre

Torniamo sul discorso relativo ai giovani, su cui si concentra, al n. 18, il documento con cui monsignor Lucarelli propone alcune suggestioni spirituali e riflessioni pastorali rileggendo l’episodio di Abramo alle querce di Mamre. Gli aspetti dell’attesa della discendenza e della fiducia nella trasmissione intergenerazionale, tipici della fede del patriarca, vengono dunque presi dal vescovo come spunto per un’attenzione privilegiata verso il mondo giovanile (assieme a quello familiare): attenzione che, ricordavamo la volta scorsa, a detta di monsignor Delio deve evitare gli estremi opposti di privilegiare le tecniche a scapito dei contenuti o, viceversa, di continuare un’impostazione pastorale in cui l’approccio contenutistico venga veicolato da metodi ormai del tutto superati.

È un discorso che merita di essere adeguatamente approfondito in sede di verifica pastorale. Quanto i giovani siano ormai quasi assenti nel vissuto diocesano e parrocchiale è un amara dato di fatto che, realisticamente, è sotto gli occhi di tutti (il recente Congresso eucaristico ne ha dato soltanto l’ultima conferma!). Nella maggior parte delle parrocchie anche di città la fascia d’età tra i 18 e i 35 anni conta numeri davvero esigui: ben pochi la domenica a Messa, pochissimi quelli coinvolti nelle attività pastorali e nei gruppi, da contare sulle dita di una mano quelli impegnati in qualche incarico. La pastorale giovanile diocesana non può, a questo punto, limitarsi a coordinare, organizzando qualche incontro comune, i gruppi giovanili associativi e parrocchiali: purtroppo c’è ben poco da coordinare!

È ovvio che occorre puntare a una pastorale di promozione, profondamente evangelizzante. Occorre osare quella “pastorale del muretto” che ha visto affacciarsi già qualche timido tentativo (ad esempio, nel mondo francescano si sta tentando l’esperienza delle “serate pub” il sabato a Fonte Colombo, anche se per una fascia d’età più alta; con gli adolescenti, la missione svolta a dicembre dai francescani nella parrocchia reatina di Regina Pacis ha dimostrato che esperienze di avvicinamento che rielaborino in forme nuove lo stile dell’oratorio qualche piccolo successo lo riscontrano, e non mancano idee di attivare in forma stabile qualcosa del genere). Però con l’avvertenza a non dimenticare che il nostro specifico è l’annuncio della fede, non il successo di tipo “commerciale” o “mediatico”: inutile rifare il “circoletto” di tanto tempo fa, che funzionava quando il mondo laico non ti faceva nessuna concorrenza e non c’era altro oltre l’orizzonte della parrocchia. Problematiche da studiare attentamente. Certo, continuare a vivacchiare così ci farebbe trovare nel rischio che costituiva l’angoscia di Abramo: destinati a “finire”. Preparando nelle nostre comunità il cartello “chiuso per estinzione membri”.

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