I 22 anni della rivista sul venerabile Rinaldi

Una presenza ormai consolidata nel panorama cittadino e interdiocesano, quella del periodico «Padre, maestro e pastore», edito dall’Istituto Storico “Massimo Rinaldi” di Rieti: ventidue anni di vita, intensa, tutta tesa a perseguire l’intento originario di quel 1993, allorché da poco si era avviata la causa di canonizzazione del venerato vescovo di Rieti di cui proprio il periodico sarebbe stato il portavoce (oggi la tiratura è di circa 10.500 copie) specie sul versante della conoscenza della personalità e del pensiero di padre Massimo stesso. Un percorso semplice ma intenso, ricordato sabato l’altro nel corso di un incontro tenutosi presso la sala conferenze della Camera di Commercio reatina. Al tavolo dei relatori, il vescovo emerito di Viterbo Lorenzo Chiarinelli, gli storici reatini Luciano Bonventre e Anna Canestrella, il giornalista cattolico Ottorino Pasquetti. A presiedere l’evento, monsignor Giovanni Maceroni, motore del periodico e suo ideatore, insieme con l’indimenticata suor Anna Maria Tassi. Un incontro aperto dalla lettura di alcuni brani scelti di «Un poema per Massimo Rinaldi», scritto nel 1994 dalla compianta consigliera dell’Istituto storico, Rita Iacuitto, poi gli interventi. Monsignor Chiarinelli, reatino di nascita, ha ridisegnato la figura del Rinaldi, alla luce anche e soprattutto di quelli che furono i giudizi di unanime riconoscimento circa l’eroicità delle virtù vissute, attraverso i quali nel 2005 il sacerdote reatino tornato, dopo gli anni da scalabriniano, come vescovo nella sua diocesi nativa fu indicato come un «fulgido modello per tutti i vescovi diocesani dell’orbe cattolico ». Bello il ricordo del suo essere stato pastore a Viterbo, la cui diocesi oggi ricomprende quella di Montefiascone, retta nel 1900 dal reatino Domenico Rinaldi, zio del venerabile, che giovane prete gli fece da segretario ma poi lo lasciò verso la chiamata missionaria. Ottorino Pasquetti, tra i decani del giornalismo reatino, ha ripercorso l’esperienza del venerabile rivisitando aneddoti e fatti, anche personalmente vissuti, sebbene in età adolescenziale, riannodando i fili di una memoria, fatta di personaggi perfino come Indro Montanelli, nella quale Rinaldi badava sempre e soltanto al pratico e alla vicinanza ai poveri. Il passaggio “storico”, infine, con i preziosi contributi di Luciano Bonventre e Anna Canestrella. Il Bonventre si è soffermato con puntualità sull’epoca storica, focalizzando del periodo rinaldiano soprattutto i rapporti con le autorità del tempo («mai ossequioso del potere costituito… strenuo difensore di istituzioni ecclesiali, su tutte l’Azione Cattolica… fermo testimone della fede cristiana che evidenziò nella famosa processione di sant’Antonio del 1931 che percorse scalzo in risposta alla protervia del regime fascista»). Anna Canestrella, dal canto suo, ha dimostrato ai presenti che attraverso la fotografia, in quanto documento, si possono sempre ripercorrere fatti, eventi, personaggi e vicende vissute: prova ne è stato il percorso fotografico, tratto proprio dal 1993 e dal primo numero di Padre, maestro e pastore fino all’ultimo del 2014, capace di presentare la figura del Rinaldi a tutto tondo. Insomma, ventidue anni di vita ma davvero il periodico non li dimostra e lo stesso direttore don Maceroni, non nascondendo la fatica per comporre ogni singolo numero, ha evidenziato come quella proposta di padre Antonio Ricciardi (primo postulatore della causa) di affiancare il processo con un “bollettino” sia stata portata a positivo risultato, aspettando il momento di vedere beato colui che fu il vescovo centrale della storia della Chiesa reatina.

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