Gusci d’uovo al posto delle pietre

Le uova sode per la colazione stupiscono non meno del tè caldo d’estate al posto del vino bianco fresco. Me li sono mangiati una mattina facendo sosta nel cuore della Germania. Essendomi già italianizzato, e avendo l’abitudine di non andare oltre al caffè col cornetto, quasi stavo per portarmi i gusci per un ricordo. Abbiamo bisogno dei segni visibili per ricordare i pensieri e le emozioni vissute. Anche quelle banali, ma non è un dogma.

A Fontana d’Ischia c’è un piccolo “museo” dedicato al Grande Papa che sapeva stupire, dove si trovano la bustina di tè, la tazza e il cucchiaio utilizzati da lui a pranzo. Fu durante il suo storico viaggio all’Isola nel 2002. Tutti i presenti al pranzo, e quindi la metà dell’isola, rimasero stupiti che il papa bevesse il te caldo al posto del vino. Questa è ormai la storia lontana, ma proprio oggi prendo il giornale e leggo la prima pagina: «Il Papa a mensa con gli operai». Che bella notizia, un evento storico, molto commovente.

Ormai la giornata ha raggiunto la sua pienezza, mi trovo in un bar di Francoforte, sommerso dalle valige e penso a mangiarmi un dolce, magari alla crema, perché mi ricordo, insieme a tutti i polacchi, quanto piacevano questi dolci al nostro grande pontefice. Ma qualcosa non mi va. Possibile che ci rimangano nella memoria, galleggiando sulle nostre coscienze, le bustine e i dolci insieme alle bucce e i piatti di plastica, gli scarti delle mense?

Come si racconta il Papa e come lo si ricorda? Ma dopo queste mie riflessioni pomeridiane, contro i giornalisti non scaglierei nemmeno un guscio al posto della pietra. Tutti amiamo il Papa, ma vi supplico, prendiamolo sul serio.

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