Nuovo guardiano a Greccio: non si sceglie, si viene scelti

Dallo scorso 9 gennaio c’è un nuovo padre guardiano a Greccio: è Andrea Stefani, succeduto a padre Luciano De Giusti, che rimane nella comunità dei Minori del santuario del primo Presepe, mentre padre Ezio Casella si sposta da Greccio a Poggio Bustone. Il frate 61enne, sacerdote da 34 anni, in valle reatina era già stato nei primi anni Novanta, a Poggio Bustone, dove aveva svolto anche il servizio di parroco del paese. In seguito è stato parroco a Guidonia e quindi a Roma alla guida della parrocchia trasteverina di San Francesco a Ripa

Frate Andrea Stefani, 61 anni, dal 9 gennaio è il nuovo guardiano del santuario francescano di Greccio. Corporatura imponente e sorriso aperto, padre Andrea si è lasciato intervistare volentieri da «Frontiera», offrendo a tutti l’occasione per conoscerlo più da vicino.  E sulla soglia del 2 febbraio, il discorso non poteva che partire dalla Giornata mondiale per la vita consacrata, dall’attualità di una “vita francescana”, e da una domanda: perché, nel 2018, un giovane dovrebbe scegliere di farsi frate?

«Non si sceglie la vita francescana, ma si è scelti», ci risponde padre Andrea: «Cosa c’è di più bello che sentirsi dire dalla persona che ami “Ho bisogno di te per fare cose stupende, mi dai una mano?”. Se la ami davvero gliene dai quattro di mani, e anche se si devono affrontare delle fatiche, a volte pesanti, per amore suo trovi una forza capace di spostare le montagne. È l’amante che ti consacra (ti fa essere riservato solo a lui) a una storia affascinante perché ti promette di essere felice senza nulla. Proprio come dice san Francesco nel testamento: “E quelli che venivano per abbracciare questa vita, distribuivano ai poveri tutto quello che potevano avere, ed erano contenti di una sola tonaca, rappezzata dentro e fuori, del cingolo e delle brache. E non volevamo avere di più” (FF 116-117). In quel non voler avere di più c’è il segreto di una felicità nascosta e in parte svelata dalla vita di san Francesco. Un giovane può scegliere di farsi frate solo se si sente scelto da un Amore più grande di tutti gli altri già vissuti».

Tu quando hai sentito “la chiamata”? Hai maturato la decisione al termine di un percorso spirituale oppure l’hai capito fin da subito?

Avevo 20 anni e avevo finito il Liceo Scientifico. Un’estate indimenticabile quella del 1976. Come premio, il mio babbo e la mia mamma acconsentirono alle mie prime vacanze al mare (Gargano) con gli amici. La stessa estate, il viceparroco ci propose un campo scuola proprio nella Valle Santa. Io ero contentissimo, pensando che tra una preghiera e l’altra ci saremmo pure divertiti, tanto ormai a settembre mi sarei iscritto a medicina. Ma lì qualcuno seppe vederci bene e mi disse che il Signore mi chiedeva di seguirlo. Non ero sicuro che fosse il Signore a chiedermelo, ma per saperlo dovevo provare. Per 6 anni lo seguii aspettando che finisse il corteggiamento (anni di formazione faticosissima) per vivere la mia “luna di miele”… arrivò solo il giorno della mia ordinazione.

Come ha reagito la tua famiglia, e cosa diresti a un genitore che non approverebbe una scelta simile per il proprio figlio?

Vengo da una famiglia cristiana, siamo cinque figli e i miei ci hanno sempre lasciato liberi di fare ognuno il suo percorso. Perché io e non uno degli altri quattro? Non lo so, ma adesso dopo 36 anni di vita sacerdotale, canto il mio Magnificat perché ha scelto me guardando alla mia “insignificanza”, vorrei dire piccolezza (non fisica), ma non oso nemmeno accostarmi a Maria perché la mia è miseria redenta. Ai genitori che sognano sempre grandi cose per i figli suggerisco di desiderare per i figli quello che Dio desidera, perché in genere quello che loro desiderano sarà presto scartato dagli stessi figli. Se desiderano che i figli diventino dei “capolavori”, li lascino plasmare dalle mani di Dio, che è l’unico genio.

Vieni da un popoloso quartiere del centro di Roma, Trastevere, e arrivi nel piccolo borgo di Greccio. Ti sei già ambientato in una realtà così diversa?

Vengo da un’esperienza forte di condivisione della vita con i poveri e con la gente… ho cercato di offrire loro la nostra ricchezza: vivere relazioni fraterne per essere membri di una famiglia stupenda, la Chiesa. A Greccio la proposta è ancor più facile perché qui siamo nella Betlemme francescana e non abbiamo bisogno di spiegare la povertà e l’amore della famiglia di Nazaret, perché san Francesco ce l’ha resa visibile scegliendo questo luogo che parla da solo.

Che emozione è stata per un francescano arrivare a svolgere il proprio servizio in un luogo cardine del messaggio di San Francesco?

Mi sono sentito da subito inadeguato. Greccio chiede una kenosis, uno svuotamento di se stessi… sono arrivato nel posto meno adatto per un gigante come me: tutto quello che mi portavo da subito è risultato troppo… per dire una parola autentica ai pellegrini bisogna tentare di essere quello che si dice, e allora è in atto un’opera di liberazione per essere felice di non volere niente di più.

Sei arrivato a Greccio il 9 gennaio, proprio alla fine della prima edizione del progetto “La Valle del Primo Presepe”. Tu e i tuoi confratelli avete avuto modo di vedere un cambiamento del flusso di pellegrini? E come pensate di portare il vostro contributo per le edizioni successive? Ci sono idee in cantiere?

Siamo a servizio della Chiesa locale, del nostro vescovo… con lui sogneremo le modalità per far sentire al popolo di Rieti la bellezza di vivere la gioia di essere una Chiesa capace di accogliere tutti dentro una stalla fetente (le nostre miserie), ma piena del profumo (misericordia) dell’amore di Gesù, Giuseppe e Maria.

Dallo scorso ottobre, il santuario propone un appuntamento mensile, il 25 di ogni mese alle ore 21, con l’adorazione eucaristica nella grotta del presepio. Quale riscontro trovi nelle persone che partecipano?

Un desiderio autentico di preghiera per coltivare e far crescere la vita interiore

Propositi e obiettivi per il futuro?

Ho un primo sogno: allargare la tenda, per accogliere la gente in ricerca di Dio. Non abbiamo una foresteria, mi piace sognarla!

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