«Grazie per la vostra testimonianza»: celebrata in Cattedrale la Giornata per la vita consacrata

La XXII Giornata Mondiale della Vita Consacrata è stata celebrata a Rieti con l’Eucaristia presieduta, in Cattedrale dal vescovo Domenico.

«Grazie per la vostra testimonianza e auguri per la vostra vita!»: rivolgendosi alle religiose e ai religiosi della diocesi in occasione della Giornata mondiale per la vita consacrata, il vescovo Domenico non ha mancato di manifestare la propria vicinanza a quanti sono stati scelti dal Signore a vivere contro corrente, a scegliere la povertà, la castità e l’obbedienza in un mondo che si muove sempre più lontano da questi valori.

Sono tante e varie le presenze di vita religiosa nella diocesi di Rieti, ed è stato emozionante l’ingresso in cattedrale dei consacrati, con la processione illuminate dalle candele, per ricordare la messa della Presentazione di Gesù al Tempio. Un momento di gioia che non nasconde le difficoltà, ma le rimette nella giusta prospettiva.

«Basta fare una radiografia della nostro io per accorgersi di un certo “scoramento”» ha ammesso mons Pompili: «si fa strada una sensazione corrosiva che sembra prosciugare lo slancio vitale. Ciò che facciamo è tutto sommato corretto. Però manca quel soffio che renderebbe l’agire veramente vitale. E questo ci rende sbiaditi e scontenti».

Ma non c’è da meravigliarsi: a ben vedere il meccanismo si ripete in ogni seria scelta di vita: «ciò che fa partire – ha sottolineato don Domenico – è spesso la convinzione di riuscire laddove gli altri hanno fallito, di poter fare meglio di chi è venuto prima. Questo input positivo però non dura all’infinito e giunge sempre il momento in cui sembra di doversi arrendere alla realtà». Ma proprio questa sensazione di fallimento è necessaria, «decisiva», perché «costringe a ripensarsi, a purificarsi», mette cioè «nella condizione di aprirci e non di chiuderci», dispone «a fidarsi più di Dio che di noi stessi».

«Il nostro Maestro – ha aggiunto mons Pompili – è credibile ed avvicinabile perché sa quello che patiamo. Ci è passato prima di noi. Anche Lui ha avuto la sensazione di essere un Messia fallito e, tuttavia, questa esperienza lo ha reso non solo empatico, ma capace di trascinarci oltre noi stessi. Seguire Lui “più da vicino”, in fondo, coincide con questa accettazione del limite che non ci deforma, ma ci fa autentici e ci rende umani. E tale è la scelta della vita consacrata».

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