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Grazie alla scienza

Oltre che per amore delle scoperte scientifiche, chi troverà soluzioni a problemi planetari avrà guadagni planetari

Sarà la scienza ad aiutarci a salvare il pianeta, dopo aver fatto la sua parte (magari inconsapevolmente) per comprometterlo. La ricerca scientifica sta lavorando a spron battuto alla ricerca di soluzioni pratiche per i problemi che ci attanagliano, per un motivo molto semplice: oltre che per amore delle scoperte scientifiche, chi troverà soluzioni a problemi planetari avrà guadagni planetari.
Un esempio su tutti.

Chi inventò la plastica, a metà del Novecento, forse intuì il potenziale enorme che questa scoperta aveva. Non confondiamoci: senza plastica ci sarebbero molti problemi in più, fatela voi una flebo senza usare cannule in plastica. Ma non poteva immaginare il troppo successo, e le sue conseguenze. È materiale sì riciclabile ma difficilmente riutilizzabile: si può solo – da determinate plastiche – ricavare fibre tessili per fare plaid o imbottiture. Il resto trova tre strade: l’inceneritore (ma i fumi…), la discarica (peggio mi sento) e l’insostenibile dispersione nell’ambiente.

Ora dalla Norvegia arrivano ottime novità: s’è trovato il modo di ricavare dalle plastiche un olio che è valida alternativa alla nafta per essere utilizzato come materia prima per produrre nuove plastiche. In pratica, la chiave del riutilizzo eterno senza dover usare idrocarburi né inquinare l’ambiente. Serve solo tanta elettricità per il processo di pirolisi con il quale avviene la trasformazione, ma siamo già sulla strada di una produzione sostenibile: quando i costi di produzione si avvicineranno a quelli della nafta, sarà fatta.

E qui subentra il recente Nobel dato ai tre scienziati che, in tempi e luoghi diversi, hanno portato a una scoperta che ci ha rivoluzionato la vita: il litio – e in particolare i suoi ioni – è perfetto per creare batterie di dimensioni ridotte e di buona capacità. Da questa scoperta siamo arrivati agli smartphone, ai personal computer da un chilo che non ti piantano in asso dopo mezz’ora e non hanno bisogno di essere collegati alla rete elettrica, alle auto elettriche mosse da migliaia di batterie e a tanto altro ancora.

Il futuro sognato è la realizzazione di grandi batterie capaci di immagazzinare l’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili, dai pannelli solari o dal mini-eolico sui nostri tetti capaci di renderci veramente autonomi in fatto di fornitura elettrica. Probabilmente non saranno batterie al litio, che non pare avere tali capacità. Ma, anche qui, è ovvio che chi prima arriva, prima farà profitti favolosi. E porterà l’umanità a un punto più avanzato, qui come nella savana africana o nella tundra siberiana.

di Nicola Salvagnin per agensir.it

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