Coronavirus

«Grazie a chi ci è stato vicino»: parla il sindaco di Contigliano

Da qualche giorno Contigliano è uscito dalla condizione di “zona rossa” causata dal Covid-19. Non tutti i problemi sono superati e la situazione resta difficile, ma la popolazione può contare sull’aiuto di tanti, con la Chiesa in prima fila

«Non è certo finita. Per ora la situazione sta andando bene, ma dobbiamo fare i conti con tutte le misure precauzionali ancora da seguire, con la tenuta economica e con molte altre problematiche».

Paolo Lancia è stato eletto sindaco di Contigliano neppure un anno fa. Il tempo di ingranare, di capire dal di dentro il funzionamento della macchina amministrativa, di
conoscere le esigenze del paese e degli abitanti, e arriva l’apocalisse. Contigliano, 4800 residenti, una manciata di chilometri di distanza dal capoluogo e un centro storico
da cartolina, lo scorso 30 marzo viene dichiarato zona rossa: è il terzo comune nel Lazio, dopo Fondi e Nerola. La decisione, a seguito del boom di contagi dovuti a Covid-19 riscontrati tra ospiti e operatori nella casa di riposo Alcim.

La vita in zona rossa

Il paese viene sconvolto in poche ore: arriva l’Esercito, si sistemano i blocchi di cemento a chiudere le strade, la struttura diventa unpresidio Asl, giungono a Contigliano i team sanitari dell’ospedale Spallanzani di Roma per effettuare i tamponi, il Centro Pastorale – immediatamente messo a disposizione da parrocchia e diocesi – viene trasformato in una sorta di ambulatorio di emergenza. Oggi gli sbarramenti sulle strade sono stati rimossi, ma resta la paura, la preoccupazione, e le privazioni che tutta Italia e buona parte del mondo stanno vivendo a causa della pandemia. «La popolazione ha reagito bene, tutto si è svolto e attualmente si sta svolgendo con ordine e regolarità», dice il sindaco. «Contigliano ha rispettato le norme con disciplina, abituandosi subito al nuovo regime.

Un paese vicino ai suoi anziani

Ciò che ho visto e notato con più frequenza è senz’altro la partecipazione emotiva verso l’Alcim, e verso i suoi ospiti e il suo personale». L’Alcim per il paese di Contigliano
non è una casa di riposo come le altre, è una struttura che rappresenta molto di più. Nacque per volontà di Elvira Franceschini come orfanotrofio che accogliesse bambini soli, e solo negli anni Ottanta e Novanta iniziò ad accogliere anziani: ma lo spirito benefico e morale legato alla struttura non è mai venuto mai meno. Uno spirito che si è voluto seguire quando si sono dovute prendere decisioni fondamentali.

Il giorno più difficile

«Domenica 29 marzo è stata certamente la giornata più difficile di tutto questo periodo», racconta Paolo Lancia. «Avevamo ottanta persone positive all’interno della
struttura, un focolaio pronto ad esplodere. Non volevo far subire loro il trauma dell’allontanamento, oltre al fatto che avremmo offerto possibilità al virus di propagarsi.
L’ipotesi di curarle qui a Contigliano, su cui non ho mai avuto dubbi, è stata sostenuta dal parroco, dal vescovo Domenico, e naturalmente dalla Asl e dalla Regione: è stato un giorno molto duro». E c’è anche qualche momento in cui, nei giorni convulsi e frenetici dell’emergenza, il sindaco ammette di essersi per un attimo lasciato andare alla commozione.

«Mi hanno emozionato le parole del nostro parroco, don Ercole La Pietra. Ha affidato il suo messaggio a un accorato video lanciato in rete, e si è battuto perché il cuore benefico dell’Alcim venisse fuori ancora una volta, e che fosse un segno di accoglienza per tutti, al di là di ogni condizione. Così, sono arrivati da noi anche gli anziani di altre strutture limitrofe: quello di don Ercole è stato anche un atto di fede».

L’aiuto della Chiesa

Nel frattempo, il Centro Pastorale della Chiesa di Rieti si mobilita per accogliere le persone in attesa di effettuare i tamponi. «Dobbiamo ringraziare la Diocesi che ci ha messo a disposizione la struttura, altrimenti si sarebbero dovute montare delle tende. Tra l’altro, i grandi spazi del Centro ci hanno permesso di sanificare e poi effettuare le operazioni sanitarie in tutta sicurezza». La strada tuttavia è ancora lunga, e la struttura potrebbe servire ancora, forse per ulteriori tamponi, «ma sappiamo di poterci contare, e ne siamo grati».

Tanta solidarietà e un respiro di sollievo Contigliano intanto si stringe nell’affetto collettivo. Il paese si illumina col tricolore, e sono tantissimi i gesti di affetto che arrivano tra cittadini, e verso gli operatori della casa di riposo, soprattutto nei giorni di Pasqua.

E dopo tanta preoccupazione, pur cautamente, arrivano notizie che regalano un piccolo respiro di sollievo. «Alcuni cittadini stanno meglio. E rientrano pian piano anche
quelli che erano stati trasportati a Roma, in una struttura accanto alla clinica Columbus. Uno dopo l’altro, stanno tornando a casa, e noi li aspettiamo tutti».

Un messaggio di speranza per immagini

In attesa che la situazione rientri, e che arrivino tempi migliori, è di nuovo il parroco ad ispirare il sindaco. «Nel suo messaggio lanciato su YouTube, don Ercole passa in rassegna le nostre frazioni, le cita tutte. E noi abbiamo voluto raccogliere questa idea, abbiamo fatto volare un drone sulle contrade di Contigliano deserta, come messaggio di speranza e di testimonianza di questo periodo terribile. Con un omaggio finale al grande fotografo SteveMcCurry, che nel suo tributo di sostegno all’Italia ha inserito ben quattro immagini che scattò a Contigliano nel 2004. Rivederle è stata una grande emozione, aspettando che il nostro paese torni ad essere vivo come allora».

E come immagine simbolo che accompagni questi momenti di attesa, il sindaco Paolo Lancia ne scegli una su tutte: «L’arcobaleno che è comparso a San Lorenzo nel
pomeriggio del 30 marzo, proprio mentre la Regione emanava l’ordinanza che affidava a Comune e Asl la gestione dell’Alcim e la sua trasformazione in centro di cura
del coronavirus».

 

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