Pastorale della Salute

Grande partecipazione di infermieri per la festa della patrona sant’Agostina Pietrantoni

Lunedì 29 aprile è stata celebrata dal vescovo Domenico, nella cappella dell’ospedale San Camillo de Lellis, la Santa Messa in onore di santa Agostina Pietrantoni, patrona degli infermieri d'Italia

Lunedì 29 aprile 2019 è stata celebrata dal vescovo Domenico, nella cappella dell’ospedale reatino San Camillo de Lellis, la Santa Messa in onore di sant’Agostina Pietrantoni.

Proprio il 29 aprile del 2003, la Santa fu dichiarata “Patrona degli infermieri d’Italia”, come da decreto della Congregazione per il Culto Divino. Prima della celebrazione è stata distribuita a tutti i partecipanti e successivamente in tutto l’ospedale la lettera gli infermieri e agli operatori socio sanitari, realizzata dall’Ufficio Diocesano per la Pastorale della Salute, con la collaborazione di mons Pompili, della dottoressa Giovanna Picuti e del professor Berardino Santoboni.

Anche quest’anno la cappella del presidio ospedaliero di Rieti era gremita di infermieri in servizio, in pensione e studenti, di fedeli e rappresentanti delle Istituzioni e delle Associazioni di Volontariato.

Erano inoltre presenti i vertici aziendali della Asl di Rieti nonché le rappresentanze del Comando provinciale dell’Arma dei Carabinieri di Rieti e dell’Aeronautica Militare.

Non potevano mancare i rappresentanti dell’Opi Rieti (Ordine provinciali delle Professioni Infermieristiche) che hanno collaborato attivamente per l’ottima riuscita della giornata celebrativa in onore di santa Agostina.
Monsignor Pompili, nella sua omelia, dopo aver ricordato la ricorrenza nello stesso giorno di due grandi donne, santa Caterina da Siena, patrona d’Europa e santa Agostina Pietrantoni, patrona degli infermieri d’Italia, si è soffermato sui loro insegnamenti tuttora attuali al giorno d’oggi.

Per santa Agostina, nata nel piccolo comune di Pozzaglia Sabina in provincia di Rieti, ha sottolineato tre parole chiave che ne hanno caratterizzato l’esistenza: la concretezza, il coinvolgimento e la mitezza. Nella seconda metà dell’ottocento la sanità non era organizzata come ai giorni nostri, eppure santa Agostina, concretamente, si donò ai poveri, ai malati, ai deboli.

Si fece coinvolgere e con la sua mitezza, da non intendere dabbenaggine, ha reso più sopportabile il dolore dei suoi pazienti all’ospedale Santo Spirito di Roma, dove prestava servizio. Ha donato momenti di luce alle persone deboli e sofferenti. Anche oggi, pur potendo contare su un servizio sanitario ben regolamentato, è indispensabile che i professionisti sanitari non si mettano in una posizione di difesa, ma arricchiscano le loro prestazioni professionali con due fondamentali elementi: la mente e il cuore.

Prima della benedizione finale il diacono Nazzareno Iacopini, direttore dell’ufficio Diocesano della Pastorale per la Salute, ha illustrato il contenuto e il significato della lettera indirizzata agli infermieri e agli operatori socio sanitari tutti, ha ringraziato il vescovo, le autorità presenti, i cappellani dell’ospedale, i cappellani dell’Hospice San Francesco, i fedeli, il coro Valle Santa che ha animato la celebrazione eucaristica, le suore della carità di Santa Giovanna Antida Thouret e soprattutto gli operatori sanitari intervenuti alla cerimonia e le suore camilliane dell’ospedale di Rieti che, ogni anno, collaborano per rendere sempre migliore l’organizzazione della festa in onore della patrona.

«È stato un momento solenne di comunione fraterna. Vedere tanta gente riunita per pregare santa Agostina mi ha creato una profonda emozione, tanto più nel vedere presente tutta la direzione generale della Asl e di tutta la direzione sanitaria dell’ospedale», dichiara Nazzareno Iacopini. «Inoltre, la lettera indirizzata a tutti gli infermieri e agli operatori socio sanitari ha riscosso e sta riscuotendo un successo inaspettato. Tanto è vero che dovremo stamparne altre copie».

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