Grande attesa per l’apertura del fondo di Angelo Sacchetti Sassetti

A cinquant’anni dalla morte l’Archivio di Stato ricorda il grande personaggio reatino.

Giovedì 24 maggio presso la sala delle conferenze “Mario Vinicio Biondi” è stato presentato il volume che raccoglie quarantuno articoli, le “bricciche”, scritte dal noto storico e politico reatino, di cui quest’anno ricorre il cinquantesino anniversario della morte.

Per volontà dello stesso Sacchetti, il fondo privato è stato conservato dall’Archivio di Stato nel rispetto del codicillo testamentario olografo del 1956 che ne vietava la divulgazione prima di cinquant’anni, forse per una rivalità scientifica con l’amico Cesare Verani. Oggi è finalmente possibile mettere a disposizione di quanti vorranno consultarlo il patrimonio documentario composto da alcuni manoscritti inediti, una copiosa parte della corrispondenza e un ricco schedario, compilato in sessant’anni di ricerche.

La raccolta è stata curata da Roberto Lorenzetti, direttore dell’Archivio di Stato, il quale, affiancato dall’assessore alla cultura al comune di Rieti, Gianfranco Formichetti, ha voluto spiegare ai tanti presenti il perché di questa particolare pubblicazione: si tratta di un’iniziativa che anticipa il convegno del prossimo ottobre e altri volumi. Angelo Sacchetti Sassetti è stato protagonista della vita cittadina nella prima metà del secolo scorso: ispettore onorario ai monumenti, volle fortemente il restauro delle volte del vescovado; sindaco immediatamente prima e dopo il regime, subì l’esilio in epoca fascista a causa della sua fede socialista. Durante il periodo della permanenza forzata a Potenza, Matera e Alatri, per alleviare il dolore della lontananza dalle sue carte, curò la rubrica “Briccichee di storia reatina” sul giornale diocesano dell’epoca, l’«Unità Sabina», in virtù dell’amicizia con il vescovo Massimo Rinaldi, e scrisse articoli simili per altre testate, per incentivare la conoscenza della realtà storica e culturale del territorio. Come scrisse Filippo Crispolti: «Non solo ha trattato magistralmente la storia di Rieti, ma ha fatto capire ai reatini e agli altri che Rieti ha avuto una storia». Un giornalismo di qualità, scritti divulgativi che, pur non trascurando il rigore scientifico, sono capaci di leggerezza e trattano di storia risorgimentale, personaggi reatini e vescovi, musica, teatro, folklore e curiosità.

Sicuramente la pubblicazione dello schedario e l’approntamento dell’inventario del fondo si riveleranno utili per tutti coloro che si interessano delle vicende locali.

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