Gozzano e i fiori senza stelo

Il 9 agosto è il centesimo anniversario dalla morte di quella cosa vivente/detta guidogozzano.

Tutti lo abbiamo studiato alle superiori un po’ distrattamente, schiacciato com’è tra i giganti di Pascoli e D’Annunzio e subito dopo Ungaretti e Montale. Eppure si tratta di un poeta letteralmente epocale, che cioè restituisce alla perfezione il periodo storico della belle epoque. Non amo che le rose che non colsi scriveva, ma vale davvero la pena cogliere le sue poesie.

“Naturalmente dannunziano, ancor più naturalmente disgustato del dannunzianesimo” ha scritto di lui Eugenio Montale, catturando in un apparente paradosso molte delle qualità artistiche del poeta torinese. Infatti Gozzano, come gli altri poeti del suo tempo del resto, non può sfuggire all’influenza del Vate. Detto ciò l’ironia con cui utilizza il linguaggio più aulico e la sottile malinconia che mai abbandona la sua produzione ne mostrano facilmente la distanza dal pescarese.

Per celebrare come si deve la morte per tubercolosi del giovane Guido, possiamo ricordare una raccolta di versi meno nota: Le Farfalle – epistole entomologiche. A leggere alcune di queste liriche sembra di trovarsi a che fare con un poeta della seconda metà del 900. La precisione quasi scientifica nel descrivere gli insetti si accompagna al suo stile estetizzante portandoci davvero molto vicino all’animato fiore senza stelo, alle false immagini di bene delle sue adorate farfalle.

Anche il buon pane – senza sogni – è vano! e quanti sogni avrà spezzato la tubercolosi uccidendo guidogozzano a soli 33 anni. Ma d’altra parte, come ci ricorda lui stesso in uno dei non pochi momenti di lucida profondità, il nulla è non poter morire.

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