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Gli effetti del Covid sul lavoro a Rieti e Provincia, Paolucci della Uil: «Un quadro a tinte fosche»

«I dati sono allarmanti - spiega Alberto Paolucci, segretario generale della Uil di Rieti e della Sabina romana - perché stiamo parlando di un bilancio non definitivo, che probabilmente peggiorerà quando arriverà a scadenza il blocco dei licenziamenti imposto dal governo»

«Il forte rallentamento dell’attività produttiva a seguito delle necessarie misure restrittive disposte dal governo per limitare gli effetti della pandemia causata dal Covid-19 ha avuto effetti dirompenti anche nella provincia di Rieti, che già nel 2019 aveva presentato forti criticità nella situazione occupazionale, con un tasso del 59,1 per cento (contro il 61,2 del Lazio) e un tasso di disoccupazione del 10,3 per cento (contro il 9,9 del Lazio). Con un numero di disoccupati pari settemila unità». E’ un quadro a tinte fosche quello che emerge dal focus realizzato dalla Uil di Rieti e della Sabina romana in collaborazione con l’istituto di ricerca Eures.

«I dati sono allarmanti – spiega Alberto Paolucci, segretario generale della Uil di Rieti e della Sabina romana – perché stiamo parlando di un bilancio non definitivo, che probabilmente peggiorerà quando arriverà a scadenza il blocco dei licenziamenti imposto dal governo. Certo è che gli effetti dello shock dell’emergenza sanitaria sono ben visibili controllando l’incremento esponenziale della Cassa integrazione guadagni: i dati relativi ai primi undici mesi del tremendo 2020 che ci siamo lasciati alle spalle, mostrano infatti come nella nostra provincia siano state concesse quasi 3,2 milioni di ore di cassa integrazione, di cui ben 1,5 milioni durante i due mesi di lockdown rigido».

«Stiamo parlando – prosegue Paolucci – di un valore che eccede di quasi otto volte quello relativo allo stesso periodo del 2019, quando le ore accordate erano state 400mila. Trasponendo il numero complessivo di ore di cassa integrazione in unità di lavoro, il nostro report stima che nel 2020 i lavoratori del territorio interessati dalla cassa integrazione sono stati in media 1900, con un picco di quasi sette mila unità nel bimestre marzo aprile 2020».

«E poi ancora – conclude Paolucci – le difficoltà delle donne e degli uomini della provincia sono evidenti anche dalle domande per accedere altre misure predisposte dal governo per affrontare l’emergenza coronavirus: da inizio pandemia a novembre erano state 2861 le domande per accedere al reddito di emergenza, 1166 le richieste per indennità una tantum dei lavoratori agricoli operai a tempo determinato, 2359 le domande per il bonus baby slitting, 2400 le richieste inoltrate dai professionisti con partita iva e lavoratori co.co.co. Numeri che testimoniano quanto il sostegno al reddito sia stato determinante in questa fase di emergenza sanitaria. Numeri però che devono anche segnare una rottura col passato e indicare la strada per il futuro. Ripartire e lasciarsi alle spalle la pandemia, per il sindacato significa costruire un futuro migliore, dove il lavoro sia al cento di tutto, con la sua qualità riconoscibile e duratura, in grado di offrire dignità a donne e uomini. Tutti temi contenuti nel documento ‘Ricostruire il Futuro’, che Cgil, Cisl e Uil del Lazio hanno inviato alla Regione, e che poggia sui pilastri dei diritti sociali e delle politiche socio industriali per un nuovo modello di sviluppo».

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