Chiesa di Rieti

Gli auguri ai dipendenti della Curia, il vescovo: «Un lavoro di tante persone che richiede energie e dinamiche umane»

Un momento di preghiera si è svolto in occasione del tradizionale scambio di auguri con i dipendenti della curia Curia, procedendo così anche all’inaugurazione ufficiale della nuova sede dell’Ufficio tecnico e Beni culturali e del settore Economato, che hanno trovato posto a Palazzo Quintarelli

«Siamo qui a voler ribadire il lavoro di tante persone è ciò che consente alla nostra Chiesa di annunciare il Vangelo facendo riferimento alla dimensione anche pratica, che comporta tante energie, non solo perché il nostro territorio è segnato profondamente dal terremoto, ma perché non si può separare, nella vita di una comunità, l’annuncio spirituale dal complesso terreno delle cose pratiche: siamo ogni giorno chiamati in causa da parroci per chiese, canoniche, situazioni problematiche. Il Vangelo passa attraverso la carne, la concretezza delle dinamiche umane»: così il vescovo Pompili, nel breve rito di benedizione che ha segnato l’inaugurazione dei nuovi locali a Palazzo Quintarelli che ospitano, su due piani, i vari uffici del settore tecnico e amministrativo della Curia diocesana.

Il piccolo momento di preghiera si è svolto in occasione del tradizionale scambio di auguri con direttori, dipendenti e collaboratori degli organismi di Curia, procedendo così all’inaugurazione ufficiale della nuova sede dell’Ufficio tecnico e Beni culturali e del settore Economato, che nelle settimane scorse avevano provveduto a traslocare dalla Curia collocata a Palazzo Papale al dirimpettaio edificio sul lato opposto di via Cintia. Monsignor Pompili ha dunque invocato la divina benedizione sui nuovi locali, ma soprattutto sulle persone che vi lavorano, con l’auspicio che questo loro impegno lavorativo «serva alla causa del Vangelo».

Tra i tanti presenti al rito, i vescovi emeriti Delio Lucarelli, predecessore di Pompili sulla cattedra di Rieti, e Lorenzo Chiarinelli, reatino che ci ha tenuto a ricordare quel Bonaventura Quintarelli di cui il palazzo porta il nome: presule reatino tra fine Ottocento e inizio Novecento, «sono forse l’unico – ha detto don Lorenzo – ad averne visitato la tomba» in quel di Bagnoregio, nel territorio della diocesi di Viterbo di cui Chiarinelli è stato pastore, patria del santo francescano Bonaventura del quale Quintarelli condivideva il nome.

Per suo lascito il palazzo prospiciente quello vescovile rientra nel patrimonio edilizio della Chiesa reatina e ha permesso ora di adeguare in modo assai funzionale gli spazi dei propri uffici. E per rallegrare una giornata già speciale, sono arrivati i bimbi della scuola del Divino Amore: capeggiati da suor Luigina, hanno portato gioia e tenerezza ai dipendenti della curia vescovile con i loro gioiosi canti natalizi.

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