Giugno Antoniano

Giugno Antoniano: dentro la festa per una strada che non avremmo mai aspettato

Buon inizio l'edizione del Giugno Antoniano che verrà segnata negli annali della storia reatina come quella concentrata esclusivamente sul programma liturgico a causa delle ristrettezze dell’emergenza Coronavirus

«Quest’anno siamo stati portati dentro la festa per una strada che non avremmo mai aspettato. E da diversi anni vengono caricati sulle nostre spalle problemi che non ci aspettavamo. La crisi della finanza, il terremoto, la pandemia globale. Molti di noi sono confusi. Ma noi siamo qui per fare festa, per condividere tutti la gioia di uno. Siamo qui per condividere l’esperienza di sant’Antonio».

L’omelia di padre Marcello, della fraternità francescana interobbedenziale di Rieti, inizia con un invito a cogliere il senso profondo della festa, che per i cristiani non può essere nella logica “mondana”, ma nella gioia dello Spirito.

È la prima riflessione proposta in questa singolare edizione del Giugno Antoniano, che verrà segnata negli annali della storia reatina come quella concentrata esclusivamente sul programma liturgico a causa delle ristrettezze dell’emergenza Coronavirus. La Messa nella vigilia della festa è il primo momento che segna la devozione verso sant’Antonio, la cui effigie troneggia a lato del presbiterio di Sant’Agostino. La basilica minore di piazza Mazzini – già da prima dell’emergenza destinata ad accogliere i festeggiamenti antoniani 2020 a causa dei lavori in corso nella chiesa di San Francesco – si riempie in tutti i suoi 134 posti con i fedeli che erano pazientemente in fila, lungo il percorso delimitato dalle apposite transenne, ben prima che il suono a distesa delle campane, alle diciotto in punto, segnasse l’avvio ufficiale delle celebrazioni. Appena aperto il portone, sciamano ordinatamente all’interno, occupando via via i posti contrassegnati in tutta la navata e nel transetto.

Il primo sguardo va all’ambone a destra dell’altare, quello solitamente vuoto (dei due pulpiti che, all’indomani della riforma liturgica voluta dal Concilio, realizzò nella chiesa agostiniana l’indimenticato don Bruno Bandini si usa, solo quello a sinistra per la proclamazione delle letture) che, con l’apposito addobbo, accoglie in questi giorni la statua raffigurante il santo taumaturgo che sorregge in una mano il libro della Scrittura con il Bambinello (a richiamo della sua “foga” di predicatore di una Parola continuamente “fatta carne”) e nell’altra il giglio emblema della sua lingua pura nell’annunciare, francescanamente, un Vangelo sine glossa.

Dall’altra parte si dispongono i cantori, solo una piccola parte del Coro Valle Santa a supporto del maestro Elio De Francesco, di sua moglie Ester Urbani e dell’organista Roberto Carotti, per l’animazione canora che le norme del protocollo Cei prevedono anch’essa in forma limitata.

All’ora prevista, padre Antonio, il cappuccino della comunità interobbedenziale cui da un paio d’anni è affidata la cappellania della Pia Unione Sant’Antonio, introduce l’Eucaristia presieduta dal minore padre Marcello e concelebrata dal conventuale padre Luigi e dal cappuccino padre Franco, guardiano del convento di Colle San Mauro.

Raccolta e ordinata, la liturgia si svolge nel segno di quella profondità spirituale e di quella sobrietà che il Giugno Antoniano 2020 vuole particolarmente evocare, come scritto dal vescovo Domenico nel suo messaggio che fra Marcello richiama: nel senso di smarrimento che questa situazione ha generato in molti, è giusto fare festa, dice il francescano: «la festa di chi ha sperimentato la gioia e desidera condividerla con gli altri». Esattamente questa fu l’esperienza di Antonio, giunto dal Portogallo in Italia avendo sperimentato una grande gioia, spinto dalla testimonianza dei primi seguaci di Francesco, martirizzati in Marocco, che lo portò a scegliere anch’egli, lasciando l’abito dei canonici agostiniani, la via dei minores. Un’intensità di fede che dice che la festa, «non solo questa, ma ogni festa dei cristiani, va vissuta con la sobrietà» di chi non ha altro che il Vangelo come fonte della propria gioia.

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