Giubileo: la Porta di tutti

Sarà per il tempo di Avvento, o più prosaicamente perché i lavori del Plus vanno lentamente verso la conclusione, ma la città pare disporsi ad un minimo di miglioramento.

Si direbbe in crescita il desiderio di uscire da una condizione sfavorevole, dall’immobile curvatura spazio-tempo della città di provincia. Quasi che ad un tratto fosse giunta la voglia di superare l’isolamento e lontananza dalla modernità per fare posto ad un rinnovamento sia economico che spirituale.

A questi sentimenti sembra continuare a rivolgersi il vescovo Domenico. In modo esplicito, quando il contesto o l’intenzione lo richiedono, ma anche tra le righe delle omelie, dei discorsi, dei suoi vari messaggi, emerge il costante tentativo di indicare una possibilità, di ricordare che non tutto si decide «sopra le nostre teste», perché ognuno «è figlio del proprio destino, nel senso che decide di sé».

Si dirà che proprio qui si apre il problema. Che il punto è se, come persone, città, territorio, sapremo farcela e reagire, se saremo in grado di alzare la testa per guardare l’orizzonte e scegliere la giusta direzione, se saremo capaci di muoverci tutti insieme su una rotta che ci allontani dalla tristezza degli ultimi anni, dalla recessione, dal declino.

Di certo l’occasione non manca. Non è in fondo anche a questo che ci richiama il Giubileo aperto da Papa Francesco nel giorno dell’Immacolata Concezione? Non è la richiesta di una conversione, non suona come la spinta ad un cambio di passo, a guardare al mondo con fiducia?

Lo stesso don Domenico, il giorno della sua ordinazione episcopale ricordava che nel Giubileo si rintraccia «un tempo per ricominciare aperto a tutti! Non basato sulle nostre timide ed incerte capacità, ma sull’iniziativa di Dio. L’uomo deve solo aprirsi – ammoniva il vescovo – schiudendo la porta della sua incomunicabilità».

E proprio qui si innesta «la missione della Chiesa, quella di sempre», che è di «rendere possibile ogni volta di nuovo questo miracolo: restituire a ciascuno la parola e ancor prima la disponibilità ad ascoltarsi».

Per questo c’è da sperare che la partecipazione all’apertura della prima Porta Santa della diocesi, la mattina del 13 dicembre in Cattedrale, e poi in tutte le altre occasioni che la diocesi ha programmato per dare seguito all’Anno Santo, sia la più ampia. Lecito attendersi che arrivino insieme ai tanti fedeli da tutto il territorio diocesano, anche persone appartenenti ad altre realtà. Non tanto per consumare una curiosità, ma per sentirsi coinvolti nella prospettiva aperta da Papa Francesco spingendo una semplice porta di legno a Bangui: quella di camminare sulle strade del mondo senza avere paura, con fiducia, avendo come riferimento la misericordia del buon samaritano.

In fondo, in un Giubileo caratterizzato da tante singolarità, «perché è il primo di un Papa latinoamericano… perché è la prima volta che si apre la Porta Santa di San Pietro a Giubileo iniziato, otto giorni prima, nella Repubblica Centroafricana… perché sono due i Papi, uno emerito e l’altro regnante, presenti nell’atrio della basilica vaticana… perché fa memoria della conclusione del Concilio ecumenico Vaticano II», non ci sarebbe nulla di strano!

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