Giovani e non giovani: prove tecniche di dialogo

Mercoledì 17 febbraio, presso la sezione antica della Paroniana, per il ciclo di appuntamenti promosso dagli “Amici della Biblioteca” si è svolto l’incontro sul tema “Confronto tra generazioni”.
L’occasione avrebbe dovuto vedere impegnati l’agente Einaudi Fabrizio Di Maggio e David Fabrizi di «Frontiera», ma i relatori hanno voluto allargare la partecipazione. Così hanno invitato anche tre ragazzi della Pastorale Giovanile della diocesi di Rieti, Simona, Federica e Mattia, cercando di interpretare il proprio compito in chiave di mediatori del dibattito.

Di Maggio ha introdotto al tema partendo dal libro di Gustavo Zagrebelsky “Senza Adulti”. Secondo il costituzionalista si è dilatata la giovinezza a dismisura, al punto che si arriva direttamente da questa alla vecchiaia saltando del tutto l’età adulta. Una situazione che porta con sé diversi problemi rispetto alla trasmissione dei valori e all’offerta di nuove opportunità per i giovani, chiamando ad una necessaria rigenerazione. Rigenerazione che però deve necessariamente passare attraverso il rapporto con la tecnologia.

Da parte sua, Fabrizi ha messo sul piatto la realtà che emerge dall’osservatorio del giornale. Uno spaccato a partire dal quale il relatore ha evidenziato una generale mancanza di tempo, proprio quello di cui hanno bisogno il dialogo e la conoscenza. E insieme ha invitato a tenere presenti i cambiamenti dello scenario in cui dovrebbe svilupparsi il rapporto tra le generazioni. Ad esempio: «Trent’anni fa c’era una rete di relazioni di vicinato tale da permettere ad un bambino di andare a scuola da solo. Una cosa che oggi pare impensabile».

Il discorso si è inevitabilmente allargato alla vita contemporanea nel suo complesso, come dimostra l’intervento di Simona, che, partendo dalla sua esperienza con gli scout, ha parlato della responsabilità. Un atteggiamento sempre meno diffuso, «che porterà ad adulti meno assennati», anche se oggi «paradossalmente ci sarebbero nuovi mezzi per dare fiducia, come il cellulare».
Anche «le famiglie si formano più tardi, non solo per problemi economici, ma anche per egoismo. Egoismo che nasce dalla mancanza di responsabilità. Non riusciamo a pensare a qualcosa di più grande».

Eppure qualcosa di importante qualche volta nasce anche grazie alle nuove tecnologie. Mattia ha infatti raccontato l’esperienza del Meeting di Greccio, organizzato tramite i social network. «Viva la carta, ma viva anche i social network se servono alla promozione di qualcosa. Facebook è un ottima piattaforma per condividere le emozioni. Il social network è utile anche nelle relazioni tra persone che hanno difficoltà a comunicare».

Un esempio di questa difficoltà, ad esempio, lo si ritrova anche nel rapporto che abbiamo con i bambini e il mondo della scuola. A raccontarlo è stata Federica, forte della sua esperienza e dei suoi studi in scienze della formazione primaria. «La mia generazione è distante dalla generazione dei bambini, è difficile relazionarsi. Prima il genitore, dopo un rimprovero dell’insegnante, chiedeva al bambino: “che cosa hai fatto?”. Adesso va dalla maestra a dire: “come ti sei permessa?”».

Tanti spunti, da cui è nata una animata discussione sul ‘68, sulle vecchie tradizioni, sull’economia e su molto altro. L’auspicio della serata era quello di aprire un dialogo tra le generazioni. A giudicare dal volume di domande e di argomenti generato dall’incontro, l’obiettivo è stato raggiunto. Al termine è stato anche auspicato un nuovo appuntamento. Il dialogo è cominciato.

Rispondi