Giornata mondiale del malato: la risposta della Croce

La 25a Giornata del malato ripropone alla nostra attenzione il tema della sofferenza. Gesù Cristo, Servo sofferente, ha accettato di essere messo in croce «per noi uomini e per la nostra salvezza». Questa è la via regale di ogni cristiano, e su questa strada dobbiamo camminare anche noi, se vogliamo diventare «autentici seguaci di Gesù».

«La malattia, soprattutto quella grave, mette sempre in crisi l’esistenza umana e porta con sé interrogativi che scavano in profondità. Il primo momento – ricorda papa Francesco – può essere a volte di ribellione: “perché è capitato proprio a me?” Ci si potrebbe sentire disperati, pensare che tutto è perduto, che ormai niente ha più senso… In queste situazioni, la fede in Dio è, da una parte, messa alla prova, ma nello stesso tempo rivela tutta la sua potenzialità positiva. Non perché la fede faccia sparire la malattia, il dolore, o le domande che ne derivano; ma perché offre una chiave con cui possiamo scoprire il senso più profondo di ciò che stiamo vivendo; una chiave che ci aiuta a vedere come la malattia può essere la via per arrivare ad una più stretta vicinanza con Gesù, che cammina al nostro fianco, caricato della Croce. E questa chiave ce la consegna la Madre, Maria, esperta di questa via».

«La sofferenza – ha scritto suor Teresa di Calcutta – è come il rintocco della campana che chiama la sposa di Dio alla preghiera». Nei momenti della prova e del dolore si faccia sentire, anche per noi, la campana della preghiera che ci chiama a offrire le nostre sofferenze insieme a quelle di Cristo, che, in ogni santa messa, continua a offrirsi per noi.

Il dolore viene, quando meno te lo aspetti. «Il dolore è un postino, grigio, muto, poi bussa e ha una lettera per te» (Attila Jozzet). Che cosa dice la sua lettera? Che cosa ci porta? Disperazione, oppure abbandono alla volontà di Dio? Certamente Gesù non viene a toglierci le nostre sofferenze (eccetto episodi miracolosi, sempre possibili), ma viene «a riempirle della Sua presenza» (Paul Claudel). Ogni nostro dolore, ogni nostra pena, ogni nostra sofferenza – uniti al sacrificio di Cristo e alla sua offerta redentrice – acquistano un nuovo valore e un merito senza fine.

Quindi l’unico sacrificio di Gesù sulla Croce viene “ripresentato” durante la celebrazione della santa messa. Nella celebrazione del rito eucaristico si rinnova, si attualizza, si rende presente il sacrificio di Gesù sulla Croce (cfr. Lumen Gentium, 3). Il sacrificio della messa è un gran libro aperto sul valore della sofferenza. Si può capire la messa soltanto alla luce della Croce. «Se vogliamo sapere chi è Dio e come si manifesta, dobbiamo inginocchiarci ai piedi della Croce» (J. Moltmann).

Quanti cristiani, nel corso dei secoli, partecipando alla santa messa hanno trovato la serenità e la consolazione del Signore nelle loro malattie e nelle sofferenze della vita! La messa lega insieme il cielo e la terra intorno al sacrificio di Cristo in croce. Quando una persona sofferente incomincia a gustare la messa e ad accostarsi alla Comunione, immancabilmente ritrova nuova forza e tanta vitalità.

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