Giornata della memoria e pensiero perso

L’Olocausto, ricordato ogni 27 gennaio nella Giornata della memoria, è stato un immane evento di distruzione. Non soltanto per le milioni di vite spezzate, ma anche per l’inimmaginabile perdita culturale legata all’esistenza del popolo ebraico nell’Europa della prima metà del novecento. Un esempio è lo yiddish, lingua del ramo germanico scritta in alfabeto ebraico. Oggi è parlata in molti paesi ma dopo la Seconda Guerra Mondiale è stata quasi cancellata dall’Europa. Prima del ‘39 in Polonia c’erano circa due milioni di parlanti.

Lo scrittore italiano Erri De Luca, oltre che di ebraico antico, è studioso anche di questa lingua e rileggere alcune poesie yiddish tradotte da lui ci dà una piccola lezione sul reale significato della memoria storica.

«Creatore, sei venuto a trovarmi / in abisso. Io sono un tuo pensiero perso». Bastano due versi per esprimere nella maniera più drammatica l’orrore della Shoa, già questo ci dà l’idea della potenza racchiusa in ogni cultura. Ma per capirlo sembra che abbiamo dovuto perderla o quasi.

Il ‘pensiero perso’ può scomparire di nuovo. Quella stessa poesia parla di parole che si ammalano. La malattia delle parole, per quanto riguarda la storia, è la mancanza di verità. A volte la verità stanca le nostre menti poco allenate o disabituate. E qui va cercata l’origine della post-verità e del revisionismo. La storia reinventata è attraente e comoda, rispecchia perfettamente le nostre aspettative. Il prezzo è calpestare ancora quel ‘pensiero perso’.

Per la memoria, malattia delle parole è invece la retorica. Spesso per giustificare il ricordo si evoca la sua utilità per affrontare il futuro, e questo non è certo un male in generale anche se rischia di appiattire il discorso. Ma ricordare non è solo imparare. È percepire, sentire reale ciò che non esiste più. La memoria è una via d’accesso alla bellezza del passato, illumina la vita di un popolo proprio mentre ne racconta la distruzione.

Un altro verso yiddish tradotto da De Luca esprime alla perfezione questo concetto «Solo ciò che è senza speranza al mondo è bello». Per capire questa bellezza dobbiamo tornare a quei tempi senza speranza.

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