Giornata del Sollievo, il vescovo: «è la cartina di tornasole del nostro essere umani»

Si è svolta il 27 maggio presso l’ospedale provinciale San Camillo de’ Lellis di Rieti la XVII Giornata Nazionale del Sollievo, un appuntamento utile per riflettere sul dolore e sui possibili sviluppi delle cure palliative, ma anche un’occasione anche per ascoltare le testimonianze dei pazienti e riflessioni nel segno della solidarietà.

L’iniziativa ha un sapore speciale nella città centro d’Italia, che in seguito al riconoscimento della “Gerbera d’oro” all’Unità di Radioterapia Oncologica del nosocomio, anche grazie al volontariato che orbita attorno al mondo della salute, ha ricevuto il premio “Gerbera d’oro” e risulta compresa tra le ventuno località insignite del titolo di “Città del Sollievo”. Rieti, in particolare, è la prima realtà del Lazio e il primo capoluogo di provincia ad averlo ottenuto.

Ad aprire la giornata è stata la messa celebrata dal vescovo Domenico e da mos Lorenzo Chiarinelli alle ore 9.15 presso la cappella del nosocomio. Rivolgendosi ai presenti, mons Pompili ha invitato a riflettere sulla tensione tra distanza e vicinanza che caratterizza i rapporti tra le persone, un ambito caratterizzato «da una vicinanza asfissiante, o da una distanza siderale».

Secondo il vescovo ciò accade perché le nostre società oscillano tra due grandi complessi: il primo «è quello di sentirci sciolti nella massa», con il risultato di sentire di non valere nulla da soli. L’altra «malattia mentale» consiste invece nel «sentirci semplicemente degli individui chiusi in se stessi, che debbono farla franca a dispetto di tutti gli altri».

Due diverse patologie della relazione che si superano accogliendo il punto di vista di Dio. Un pensiero che don Domenico ha esemplificato il paradosso per cui Gesù dice ai suoi «sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo» proprio quando «scompare dalla vista».

Ma dire «sono con voi», è molto di più che dire «accanto a voi». È dire che facendosi uomo Gesù ha fatto sua la nostra condizione, «si è fatto carico delle nostre paure, sofferenze, attese» risolvendo così la tensione tra distanza e vicinanza.

Il discorso sul sollievo, di conseguenza, «non è una aspirazione buonista verso le persone in difficoltà, ma dipende da come è fatto l’uomo, che è sempre aperto all’incontro con l’alto. Il sollievo non è questione di buon cuore, ma la cartina di tornasole del nostro essere umani. Siamo umani quando di fronte a colui che soffre non dimentichiamo mai che è unico e vive della relazione con l’altro senza della quale nessuno sopravvive».

Al termine della messa, presso l’Unità di Radioterapia, si svolgerà una iniziativa pubblica con ospiti un coro gospel, giovani artisti e testimonianze diverse in collegamento con il Policlinico Agostino Gemelli di Roma.

Rispondi