Giornata Mondiale dei Poveri

Giornata dei Poveri, don Fabrizio: «il loro grido non resta inascoltato»

Mercoledì 14 novembre in San Domenico si è svolta una veglia di preghiera, all’ombra di un crocifisso circodato da rifiuti plastici, in preparazione alla Giornata Mondiale dei Poveri

Sul presbiterio della chiesa di San Domenico campeggia in questi giorni, al posto del Crocifisso solitamente collocato a lato dell’altare, una Croce nuda che “emerge” da alcuni sacchi di immondizia, assieme a delle mani di plastica, «incolori, segno della nostra autodistruzione: stiamo diventando plastica. Mani che emergono dai sacchi, perché anche il valore della vita abbiamo buttato via. Mani che, se unite, possono creare varchi e indirizzarci verso te, Signore, per ritrovare un nuovo cammino», come si legge nell’apposita scritta esplicativa disposta sopra.

Un particolare segno per la “Settimana dei poveri” che si conclude oggi e che durante questi giorni ha accompagnato la mostra allestita nel tempio domenicano, oltre al momento di riflessione e preghiera che vi si è svolto mercoledì sera, caratterizzato dal gesto di attaccare, da parte di alcuni dei presenti, dei post-it sui sacchi con dei pensieri scritti.

La veglia, presieduta dal direttore della Caritas diocesana don Fabrizio Borrello, è stata incentrata sulle parole del salmo che costituiscono il tema della Giornata dei poveri, “Questo povero grida e il Signore lo ascolta e lo libera”. Proprio sui tre verbi di questo versetto che il Papa sottolinea nel suo messaggio ha invitato a riflettere don Fabrizio: gridare, ascoltare e liberare. «Il cuore di questo messaggio è che il grido del povero non resta inascoltato», come espresso dalle letture proclamate nella veglia: Dio libera gli ebrei dalla deportazione babilonese, utilizzando Ciro re di Persia come strumento; Gesù si muove a compassione per il cieco Bartimeo.

Compassione verso chiunque gridi nelle sue necessità che deve caratterizzare l’atteggiamento del credente: «Sta a noi collaborare a questa liberazione e farci strumenti della divina liberazione verso i bisognosi»: altrimenti, ha osservato il sacerdote, avverrà che «Dio li libererà comunque, ma noi non entreremo in questo progetto di salvezza». Allora quel che dobbiamo chiedere a Dio è che ci aiuti a saper «ascoltare i poveri e farci carico di questo compito di liberazione che il Signore ci affida».

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