Giornata per la Custodia del Creato, il vescovo: «la responsabilità ambientale rende il mondo sicuro e abitabile per tutti»

Pubblichiamo la riflessione del vescovo Domenico in occasione della Giornata Nazionale per la Custodia del Creato.

«Il mondo va lasciato un po’ migliore di quanto lo troviamo». È con queste parole di Baden Powell che si potrebbe sintetizzare la prospettiva dell’odierna Giornata Nazionale per la Custodia del Creato.

E il miglioramento va inteso tanto dal punto di vista strettamente ambientale che da quello umano, perché – come ha mostrato papa Francesco nella Laudato si’ – tutto è connesso. Ne facciamo esperienza di persona: la storia di ciascuno è sempre legata a un tempo e a uno spazio specifico; non solo l’uomo modella il paesaggio, ma ne viene anche modellato.

All’interno di questo rapporto specifico, si possono leggere anche i drammatici incendi di questi giorni. Ad di là della condanna verso il gesto incomprensibile di chi innesca le fiamme, i roghi sono stati difficili da estinguere anche a causa dell’abbandono delle campagne. Una fitta vegetazione ha riconquistato aree un tempo tenute pulite e in ordine dall’uomo, fornendo combustibile e rendendo più difficoltosi gli interventi.

Questo non vuole certo dire che per evitare gli incendi occorra tornare alla vita contadina. Occorre però riflettere, da creature, su come custodire il creato. È cioè indispensabile rinnovare e rafforzare quell’alleanza tra essere umano e ambiente che, per dirla con le parole di papa Benedetto XVI, «deve essere specchio dell’amore creatore di Dio, dal quale proveniamo e verso il quale siamo in cammino». Un discorso che vale su scala globale e ancor più nel piccolo contesto locale, nel quale ciascuno può offrire il proprio contributo pratico e di pensiero.

«Il Signore è in questo luogo e io non lo sapevo», dice stupito Giacobbe durante un viaggio da Bersabea verso Carran. Lo ricorda il messaggio della Cei pensato proprio per questa dodicesima Giornata Nazionale. Il tema di quest’anno, «Il Signore è in questo luogo e io non lo sapevo», invita a valorizzare la pratica del pellegrinaggio e del turismo consapevole, temi che risuonano in modo profondo con le vocazioni del nostro territorio, con la nostra ricchezza ambientale e spirituale.

Queste scelte vedono nei viandanti una certa sobrietà e la predisposizione a godere delle bellezze della natura e della cultura in modo radicalmente diverso dalle forme predatorie che il turismo globalizzato incoraggia. Ma da parte di chi accoglie richiedono non solo ospitalità, ma anche una relazione dell’uomo con l’ambiente equilibrata e consapevole.

«C’è tanto bisogno di persone e associazioni che favoriscono la coltivazione e la custodia del Creato», scrive papa Francesco. L’auspicio è che anche tra di noi aumenti quel senso di responsabilità che rende il mondo sicuro e abitabile per tutti.

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