Ambiente

Giornata biodiversità: reagire alla pandemia e puntare sulla natura

Appello dell’Onu: lavorare insieme per preservare la biodiversità necessaria per l’ambiente e la salute delle persone

“Le nostre soluzioni sono nella natura”: un messaggio chiaro di speranza quello che arriva all’intera umanità nell’odierna Giornata internazionale della Biodiversità 2020. Ma anche un monito per ri-programmare il futuro in armonia con il creato. “Mentre cerchiamo di riprenderci meglio dalla crisi attuale”, sollecita il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, riferendosi alla pandemia del Covid-19, “lavoriamo insieme per preservare la biodiversità” che è indispensabile “per mitigare le perturbazioni climatiche, garantire la sicurezza dell’acqua e degli alimenti e persino prevenire le pandemie”.

Specie animali e vegetali a rischio di estinzione

A livello globale circa il 25 per cento, quasi un quarto di tutte le specie animali e vegetali, è infatti minacciato di estinzione. “La comunità globale – sollecita l’Onu – è chiamata a riesaminare le sue relazioni con il mondo naturale”, a partire dalla certezza che “nonostante tutti i nostri progressi tecnologici, siamo completamente dipendenti da ecosistemi sani e vibranti per la salute, l’acqua, il cibo, le medicine, i vestiti, il carburante, il riparo, l’energia…”.

Anno 2020 occasione per ripensare il futuro

Se il 2020 è stato segnato dalla pandemia, l’Onu auspica che sia ancheun anno di riflessione, opportunità e soluzioni”, prevedendo che  ciascuno possa usare “questo tempo per aumentare la capacità di recupero di nazioni e comunità”. “Il 2020 – incoraggia l’Onu – è l’anno in cui, più che mai, il mondo può mostrare una forte volontà” per “abbassare la curva della perdita di biodiversità a beneficio degli esseri umani e di tutta la vita sulla Terra”.

Campagna del Wwf “Il mondo che verrà”

A raccogliere l’appello per una svolta ecologica che parta da tutti i cittadini è l’organizzazione ambientalista World Wildlife Fund, che ha lanciato in questi giorni la campagna “Il mondo che verrà”, riferita al dopo pandemia del Covid-19, di cui ci parla il direttore scientifico del WWF-Italia, Marco Galaverni.

R.- Sicuramente questa pandemia tragica ci ha fatto comprendere come siamo strettamente collegati alla natura, cosa di cui molti si erano purtroppo dimenticati. Come sintetizzava perfettamente Papa Francesco, ci siamo illusi di essere sani e rimanere sani in un mondo malato, quello della natura che ci ospita. Le stime dei principali rapporti degli esperti mondiali ci indicano come veramente la natura sia sull’orlo del collasso: abbiamo ormai modificato due terzi degli oceani, tre quarti delle terre emerse, un milione di specie attorno a noi, si stima, siano a rischio come durante le grandi estinzioni di massa del passato. Quello che dimentichiamo spesso è che la nostra sopravvivenza dipende strettamente dalla natura: l’ossigeno dell’aria che respiriamo, l’acqua potabile che beviamo non sono optional. Sono le basi stesse della nostra esistenza. Tutta la natura nel suo complesso, come le produzioni alimentari, in cui veramente ogni specie ha un ruolo, a partire dagli impollinatori per arrivare ai grandi carnivori, è strettamente connessa. Se capiremo, imparando anche da questo periodo di stop che davvero dipendiamo dalla natura, difenderemo molto meglio di come stiamo facendo la nostra casa comune. E potremo allora costruire un mondo in cui assicurare davvero prosperità e benessere reale a tutte le persone.

Da molti anni i movimenti e le organizzazioni ambientaliste puntano ai comportamenti virtuosi delle persone per proteggere l’habitat – dei passi avanti in questo senso sono stati fatti, ma se non cambiano le strategie dei grandi ‘attori’ produttivi e se la politica non glielo impone, sarà sempre una battaglia persa?

R. – Certamente, c’è bisogno di azioni che vadano dal globale al locale, dal singolo cittadino nella sua veste di consumatore alle strategie internazionali che regolano i commerci, le modalità produttive e così via. Da questo punto di vista, un segnale positivo è arrivato in questi giorni dalla Commissione Europea, che ha pubblicato sia la bozza di nuova Strategia per la biodiversità nell’Ue per i prossimi 10 anni – finalmente con una visione ambiziosa e con proposte di soluzioni concrete – sia la bozza di nuova Strategia “Farm to Fork”, dal campo alla tavola. Questo perché natura e agricoltura vanno a braccetto e l’una è strettamente dipendente dall’altra. Quindi finalmente un segnale di visione rinnovata. Speriamo che si traduca, poi, in scelte concrete.

Una riflessione sull’attuale momento che stiamo vivendo, di cui non abbiamo memoria nella storia. Si sta diffondendo un sentimento di paura diffusa. Questo potrebbe nuocere alla vitalità della specie umana?

R. – Sicuramente, la paura è un sentimento insito nella nostra specie con cui dobbiamo fare i conti ed è quella che poi ci salva da molti pericoli. Se sapremo sfruttare questa paura in una maniera sana, non per chiuderci in noi stessi ma per capire cosa è davvero importante sia a livello di relazioni sociali sia nel modo con cui ci rapportiamo all’ambiente, alla natura che ci sostiene e ci ospita, potremo davvero cambiare il nostro modo di vedere la realtà e di organizzare la nostra società e costruire il mondo del futuro. Un mondo che abbia davvero maggiore equità, maggiore sostenibilità, maggiore collegamento tra esseri umani e con il resto della natura. Quindi far diventare concreto quello che era, fino a pochi mesi fa, aspirazione di pochi ma che adesso sta prendendo sempre più piede: sempre più persone sono consapevoli di questo legame. Viviamo un momento unico che possiamo cercare di sfruttare in maniera positiva.

da Vatican News

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