Papa Francesco

Gesù ti chiama per nome

Gerico è l’ultima tappa del viaggio verso Gerusalemme, che riassume, possiamo dire, il senso di tutta la vita di Gesù

Allenby bridge, noto anche come King Hussein Bridge, è il ponte che unisce Giordania e Israele e attraversa il fiume Giordano vicino alla città antichissima di Gerico con i suoi 8 o forse 9 mila anni di vita. Giosuè la conquistò attorno al 1250 avanti Cristo: le trombe suonate da sette sacerdoti fecero crollare le mura della città fortificata. Già perché non sono i guerrieri i protagonisti della presa della città, conquistata non tanto con la forza ma piuttosto con una celebrazione presieduta dai sacerdoti. Camminando lungo le sue strade inevitabilmente si ceca il sicomoro, albero dalla grande ombra, e torna alla memoria la vicenda di Zaccheo, il Vangelo di questa domenica.

Gesù è in cammino verso Gerusalemme, la strada è ancora lunga, ci sarà il deserto. Ma Gerico è l’ultima tappa del viaggio, che riassume, possiamo dire, il senso di tutta la vita di Gesù. A Gerico, sopra l’albero di sicomoro, vede quest’uomo non troppo alto, tenuto distante dalla gente perché, appunto, peccatore. Gesù lo chiama, per nome e gli dice di scendere dall’albero. “Egli era ricco non grazie a un onesto guadagno, ma perché chiedeva la ‘tangente’, e questo aumentava il disprezzo verso di lui”, ricorda Papa Francesco all’Angelus. Zaccheo cercava di vedere Gesù, “non voleva incontrarlo, ma era curioso: voleva vedere quel personaggio di cui aveva sentito cose straordinarie”, afferma il Papa. Il primo sguardo è di Gesù che lo chiama: un nome ha un significato pieno di allusioni: Zaccheo infatti vuol dire Dio ricorda”.

Nella storia narrata dai Vangeli, dalla Bibbia, si incontrano peccatori, persone non troppo raccomandabili: Giacobbe ad esempio era un traditore, Pietro il pescatore, irascibile; ancora David era un adultero, Giona un ateo, Paolo un persecutore dei cristiani, Mosè un balbuziente che per raccontare l’incontro con il Signore si fa aiutare dal fratello Aronne, il levita. Zaccheo, come abbiamo detto, non era troppo alto, ma soprattutto anche in quei giorni dell’incontro con Gesù, i giorni dello Yom Kippur, il giorno dell’espiazione, aveva rubato, tradito i suoi fratelli con gli invasori romani, e per questo era tenuto distante, emarginato. Tommaso uno scettico, ha bisogno di toccare per credere; Abramo un vecchio, e Lazzaro addirittura morto. Nulla è impossibile a Dio, perché guarda alla persona non alla sua condizione: rende nuovo l’uomo che chiama; e chiama per nome. Afferma sant’Agostino nelle Confessioni: “non ti avrei trovato se tu non mi avessi cercato”.

“Zaccheo scendi subito perché oggi devo fermarmi a casa tua”. Non lo rimprovera, ricorda Francesco all’Angelus, “non gli fa una ‘predica’; gli dice che deve andare da lui: deve, perché è la volontà del Padre. Provate a pensare la gioia del pubblicano che viene scelto tra i tanti. Avrà pensato che il suo potere, la sua ricchezza, era giunta alle orecchie di Gesù, e che questi non poteva fare a meno di andare nella sua casa. Immaginiamo cosa la gente di Gerico avrà pensato: Cristo che va a casa di un peccatore, un ladro. Cristo predica bene ma razzola male, parla di povertà e va a mangiare a casa del ladro Zaccheo.

Forse anche noi, dice il Papa, “saremmo rimasti scandalizzati da questo comportamento di Gesù. Ma il disprezzo e la chiusura verso il peccatore non fanno che isolarlo e indurirlo nel male che compie contro sé stesso e contro la comunità. Invece Dio condanna il peccato, ma cerca di salvare il peccatore, lo va a cercare per riportarlo sulla retta via”. Gesù, rompe il cerchio, va al di là degli ovvi schemi. Sa che sta entrando nella casa di un peccatore, ma non ha detto che è venuto proprio per i peccatori; non è lui che parla della gioia del padre per il ritorno del figliol prodigo? Allora perché stupirsi.
“Chi non si è mai sentito cercato dalla misericordia di Dio, fa fatica a cogliere la straordinaria grandezza dei gesti e delle parole con cui Gesù si accosta a Zaccheo. Questi scopre da Gesù che è possibile amare gratuitamente: finora era avaro, adesso diventa generoso; aveva il gusto di ammassare, ora gioisce nel distribuire. Incontrando l’amore, scoprendo di essere amato, nonostante i suoi peccati, diventa capace di amare gli altri, facendo del denaro un segno di solidarietà e di comunione”.

Fabio Zavattaro per il Sir

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