Frontiera n.27 / 2018

Mentre i più pensano a come contrastare la calura estiva, a palazzo papale è già Natale. Fervono i preparativi per la seconda edizione de La Valle del Primo Presepe, e nel numero di Frontiera di questa settimana vi sveliamo curiosità e dettagli sulla preparazione interamente artigianale dei costumi per le settanta statue di terracotta pensate appositamente per la Valle Santa reatina.

Lavori in corso anche per l’altro grande progetto messo in campo dalla Diocesi di Rieti, quello delle Comunità Laudato sì che nascono e crescono in tutta Italia e si preparano a riunirsi per il grande forum in programma per il 28 luglio ad Amatrice. Ma sono molti gli eventi che si intrecciano in tutta la Diocesi partendo dall’ispirazione di base dell’enciclica di Papa Francesco, come la visita di sedici giovani suore nella Riserva dei laghi Lungo e Ripasottile, rimaste piacevolmente stupite da «una meraviglia che sorprende», e i campiscuola dell’Azione Cattolica, svolti sempre a stretto contatto e in pieno rispetto con la natura.

Lo spirito ecologico ispira anche l’editoriale di questa settimana, che torna sulla necessità di creare percorsi sicuri e ad hoc per le due ruote, in città che presentano percorsi sempre più sbilanciati verso l’automobile. Si respira aria di festa per don Giovanni Maceroni e per i cappuccini di Leonessa Carmine e Orazio: racconteremo l’ottantesimo compleanno del primo, e i ventesimi di sacerdozio dei due frati in due lunghe ed emozionanti interviste che ripercorrono vite, storie, ed intense attività pastorali.

Palazzo Quintarelli ospita due nuove sedi al taglio del nastro, quella dell’Azione Cattolica e dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, importanti realtà cittadine che ora potranno operare in locali più ampi e luminosi. Non mancheranno le cronache degli eventi liturgici del territorio, come i grandi festeggiamenti per sant’Anatolia che hanno animato la suggestiva Valle del Turano. Ma anche notizie su iniziative, convegni, ricorrenze e nomine con la consueta finestra sulle zone terremotate, perché non si spengano i riflettori sulla comunità ferita dell’alto Lazio.

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