Frontiera n.14 del 2015 è in edicola

Partiamo dal basso per arrivare più in alto” di Carlo Cammoranesi (pp. 2-3)

La visita ai Musei Vaticani fatta fare a 150 clochard per volontà di papa Francesco è stato un gesto simbolico che nasconde in sé due profondi insegnamenti. Il primo è che tra i bisogni essenziali dell’essere umano vi è quello di sperimentare la bellezza; il secondo è il mettere in risalto come troppo spesso si nutra una visione elitaria della cultura, ritenendo i musei come il luogo per gli addetti ai lavori o per gli appassionati. Il museo deve invece divenire il luogo di tutti.

Per riflettere:

  • Il problema dei musei è anche il problema delle parrocchie: tu percepisci la tua chiesa bella, fai esperienza della bellezza in essa e cosa faresti se potessi renderla ancora più bella?
  • La tua chiesa è il luogo di tutti o solo degli “addetti ai lavori” (preti, catechisti, sacrestani…)? Ti senti parte della tua comunità di credenti? Perchè?

Con negli occhi il dramma di Garissa”, di Nunzio Galatino (pp. 4-5)

Nel campo universitario di Garissa si è svolto il martirio di 148 giovani cristiani. Il Papa ne ha parlato senza inneggiare alla guerra santa ed in questo si mostra la differenza del dirsi cristiani. Esser cristiani significa contribuire a portare nel mondo il proprio contributo di bellezza, verità ed amore. Il convegno di Firenze intende proprio presentare a tutti il nuovo umanesimo in Gesù Cristo guardando dal basso verso l’alto, dalla piccola città colpita dalla crisi e caratterizzata dalla multiculturalità. Uscire, annunciare, abitare, educare, trasfigurare sono le cinque vie che si vorranno percorrere.

Per riflettere:

  • Cosa vuol dire per te portare nel mondo la verità, la bellezza e l’amore? Come lo declini nella tua classe e nella tua famiglia? Fai degli esempi.
  • Quale delle cinque vie è quella che ti piacerebbe percorrere fino in fondo nella tua vita? Perché?

Strage di Garissa, dove sono i «Charlie»?”, di David Fabrizi (p. 5)

Dopo l’attentato di Parigi tutti erano con le loro magliette, striscioni, comunicati stampa, “Charlie”, mentre dopo l’uccisione di questi quasi 150 giovani in Kenya non c’è stata affatto alcuna risonanza, come se la morte di questi ragazzi fosse di meno conto. Le persecuzioni esistono e non riguardano solo la religione cristiana, ma nessuno fa niente, come esse non scandalizzassero l’opinione pubblica. Da ciò comprendiamo come le nostre istituzioni si mobilitino per la libertà di espressione e di insulto molto più che per la fede.

Je suis chrétien”, di Massimo Casciani (p. 6)

Come risposta alla strage dei cristiani non si è generato lo stesso sgomento prodotto nel caso di Charlie Hebdo, nessuno ha detto “Je suis chrétien”. Infatti secondo alcuni il cristianesimo fa male ad una certa concezione della laicità e della libertà. Alcuni movimenti atei vorrebbero allora una società senza religione e si stanno adoperando per averla. Perdere il cristianesimo vorrebbe però dire perdere un grande patrimonio culturale e figurativo eredità del nostro continente europeo.

Per riflettere:

  • Un popolo senza religione è un popolo di bruti. Questa frase appartiene ad uno dei più grandi atei di tutti i tempi, David Hume. Cosa ha fatto secondo te il cristianesimo per non renderci tali?
  • Ti vergogni mai di essere cristiano? Quando? Perché?

Crocefisso senza cittadinanza”, di Alberto Campoleoni (p. 7)

Laicismo e laicità sono la stessa cosa? Ogni occasione sembra buona per prendersela con i simboli religiosi e soprattutto cristiani presenti negli spazi pubblici. Nella scuola la presenza di simboli religiosi è una risorsa, in quanto i giovani, gli insegnanti e i collaboratori che vi studiano e lavorano sono persone umane con un proprio credo. Il crocifisso non contraddice la laicità della scuola, non la rende meno libera e non inculca strani principi.

Per riflettere:

  • Francesco d’Assisi, Rita da Cascia, Giovanni Paolo II e persino il don Camillo del famoso film parlavano spessissimo con il crocefisso. Ad essi ha detto molte cose… a te cosa ti dice nel tuo cuore quando lo guardi?

Il pane non è mai solo pane… è vita di relazione”, di Gigliola Alfaro (pp. 10-11)

Il ministro generale dei frati minori conventuali, fra Marco Tasca, ha richiamato i suoi confratelli, in vista dell’Expo 2015, ad evitare lo spreco e a guardare al cibo come a ciò che non nutre solo il corpo ma consolida e custodisce le relazioni umane. Lo stare a tavola è esercizio di umanizzazione in quanto è occasione per far crescere le amicizie, per rendere saldi i rapporti familiari e la vita delle comunità religiose.

Per riflettere:

  • Come vivi il momento della ricreazione a scuola? Ne approfitti per costruire amicizie vere, per ricostruire dei rapporti rotti, per aiutare il compagno che è in difficoltà?
  • Nella tua famiglia il protagonista del pranzo o della cena è il dialogo o il televisore o il cellulare? Perché?

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