Fratres: lo spirito del dono

Il Gruppo di donatori di sangue Fratres di Rieti ha inaugurato le proprie attività promuovendo un incontro con il presidente nazionale della Consociazione Luigi Cardini presso l’Auditorium dei Poveri.

È stato un pomeriggio intenso per i soci Fratres di Rieti e per gli affiliati alla Confraternita di Misericordia quello di sabato 14 dicembre.

Frutti di Misericordia

Il gruppo di donatori di sangue tanto desiderato ha finalmente dato avvio alle proprie attività. Emozionato e felice il Governatore della Misericordia Sacha De Santis. La nascita del Fratres, infatti, rappresenta un piccolo successo, da aggiungere agli altri piccoli segnali di crescita raccolti in questi anni.

L’emozione del Presidente

Più emozionato ancora il presidente del gruppo Fratres Roberto De Angelis. Ha tenuto il proprio intervento con un filo di voce, ma mettendo bene a fuoco i prossimi obiettivi dell’associazione: la promozione di una coscienza civile del dono, il coinvolgimento dei più giovani, la costruzione di una “cultura della compatibilità”.

Un bisogno in crescita

E soddisfatto è parso anche il presidente nazionale Cardini. In fondo questo di Rieti è il primo gruppo di donatori Fratres nella nostra provincia, e c’è da sperare che col tempo ne nascano altri. La necessità non mancherebbe: «Per capire quanto c’è bisogno di sangue in Italia – ha spiegato ai presenti – basta considerare che giornalemente occorrono 9,800 unità di sangue. E nel Lazio siamo in una regione che per ragioni anche di mobilità sanitaria denota sempre la mancanza di sangue ed emocomponenti durante l’anno».

«La nascita di un altro gruppo Fratres, con il conseguente emergere di donatori che si uniscono a quelli delle altre associazioni – ha aggiunto il presidente nazionale – contribuirà non solo alle esigenze di Rieti, ma di tutto il Lazio. Ricordiamoci perché ci chiamiamo Fratres: siamo fratelli perché dobbiamo pensare a tutti quelli che hanno bisogno di sangue e non lo hanno».

È il mutuo scambio del sangue: se a Rieti è in esubero va da un’altra parte. Un meccanismo che per fortuna è previsto dalla legge 219 del 2005. «È “vecchina” – ha precisato Cardini con il suo impeccabile toscano – ma funziona».

Qualche chiarimento

Poi il presidente della Consociazione ha voluto puntualizzare un aspetto: «c’è chi dice che ci pagano il sangue. Chiariamo questo punto: quello che la Regione ci riconosce, e che va al Gruppo, serve per coprire le spese necessarie per far andare avanti la promozione della donazione. Purtroppo senza soldi non è che si fanno le cose. Noi oggi vivamo un momento particolare di disagio, una povertà che si allarga sempre di più. Il volontariato in questo deve far vivere la propria forza. Far sì che il sociale vada avanti. Qui la Misericordia e Fratres nell’ambito socio-sanitario hanno un peso di rilievo. Non ci dobbiamo far abbattere se l’Italia oggi va come va, o va come “non va” – ha esortato Cardini – noi comunque dobbiamo andare avanti. Le nostre donazioni devono essere sempre più pressanti».

Il problema del sangue, infatti, è un dato di realtà. «“Manca il sangue, non ti opero”. Troppe persone – ha ricordato il presidente della Consociazione Fratres – se lo sono sentito dire. Quanti interventi vengono rimandati! Troppo spesso manca lo “0 negativo”. Per legge deve essere sempre presente nella struttura trasfusionale. Nell’emergenza, quando non c’è il tempo di fare l’esame per sapere a quale gruppo si appartiene, va sempre bene».

L’impegno quotidiano

Ecco allora il primo compito che spetta al gruppo Fratres: «Dobbiamo insistere presso quelle persone che ancora non sentono questa missione. La nostra è una missione in senso proprio: salva la vita». Ma non basta ancora. Senza nulla togliere alle Misericordie e alle altre associazioni, Cardini ha spiegato che quello di Fratres è un tipo piuttosto particolare di volontariato. «Il nostro è un volontariato che prevede un ago infilato nella vena. Non tutti hanno questa vocazione».

Filosofia del donatore

Eppure tutti prima o poi dobbiamo fare un esame del sangue. In fondo l’ago è appena un po’ più grosso e la sacca si riempie più o meno in quarto d’ora. «Ma dopo quel quarto d’ora – ha chiarito Cardini – ci si sente felici di aver donato in maniera anonima (perché non sappiamo a chi andrà il nostro sangue), in maniera responsabile (perché il nostro stile di vita deve essere tale da non procurare danno a chi riceve il nostro sangue essendo già malato), in maniera periodica (perché il nostro impegno di dice che non dobbiamo donare una volta sola e poi non più)».

L’informazione è decisiva

«Oltre al donare – ha raccomandato ai soci Fratres il presidente nazionale Cardini – avete un’altra missione: insegnare la cultura del dono agli altri. In famiglia ci sono i giovani che crescono: saranno i giovani del domani. Bisogna fare cultura, bisogna dare informazione. Molti non sanno cosa vuol dire donare il sangue. Spieghiamolo nelle scuole, in parrocchia, nei luoghi di lavoro. Non ci sono controindicazioni; raccontiamo i risultati. Dobbiamo essere donatori, ma anche informatori.

Non solo sangue

Fratres guarda in modo completo al mondo della donazione. Oltre al sangue, infatti, la consociazione si occupa della donazione del midollo e degli organi. Questo aspetto è particolarmente caro al presidente della sezione locale Roberto De Angelis.

Il suo impegno personale lo ha portato ad attraversare tutti questi temi e a partecipare alle associazioni che se ne occupano. Con l’avvio delle attività del gruppo Fratres di Rieti, ha preso l’impegno di condurre questo nuovo soggetto a divenire, poco per volta, un centro di informazione e promozione di queste problematiche sanitarie in città, con una strategia che mette al centro la ricerca della compatibilità.

Foto di Massimo Renzi.

Rispondi