FormarSì all’amore: un cammino per fidanzati alla luce dell’Amoris Laetitia

Presentato venerdì sera presso il Santuario di Greccio il nuovo format dei corsi preparazione al matrimonio che partiranno ad ottobre.

Poco prima della pubblicazione dell’Amoris Laetitia, a conclusione dei due sinodi dei vescovi sulla famiglia, da più parti ci si attendeva che dalla mente e dal cuore del Papa potesse venire chissà quale stravolgimento teologico o dottrinario. Attese che sono state sicuramente deluse. L’esortazione apostolica di Papa Francesco ha portato comunque una grande novità: ha messo l’uomo e la coppia al centro del discorso sul matrimonio, con tutto il suo carico di attese e di speranze, di dolori e di delusioni. In quest’opera è raccolto tutto un faticoso e complicato sforzo di ricapitolare la Scrittura, la teologia, la Tradizione e i pronunciamenti del magistero sul matrimonio cristiano.

I nuovi percorsi di formazione proposti e presentati ieri a Greccio dalla Commissione di Pastorale della Famiglia non solo hanno cercato di far proprio il messaggio dell’Amoris Laetitia, ma ne hanno anche assorbito il metodo. Vale a dire, essi tentano una difficile opera di conciliazione dei contenuti della fede (in tal caso, limitati alla sfera della vita familiare) con la necessità di porre nuovi accenti di fronte ad un mondo sempre più connesso e sempre più mutevole, in cui il senso della vita e della famiglia di ogni uomo tende da una parte a globalizzarsi e dall’altro a relativizzarsi.

Quindi, i percorsi proposti non stravolgono i contenuti tradizionali dei vecchi corsi di preparazione al matrimonio e non impongono un modello da seguire, ma utilizzano l’Amoris Laetitia come strumento utile a focalizzare alcuni elementi-chiave della vita di coppia e familiare, suggerendo una traccia che ogni equipe può (e in certi casi deve) sviluppare autonomamente.

In Amoris Laetitia e, di riflesso, nei nuovi corsi è chiaro l’emergere di una duplice dimensione: da una parte i contenuti essenziali per formarsi bene al grande «Sì»; dall’altra, la necessità di calarsi nel vissuto quotidiano delle persone. Questo è in armonia con quanto affermato nell’esortazione, al paragrafo 38:

«Molte volte abbiamo agito con atteggiamento difensivo e sprechiamo le energie pastorali moltiplicando gli attacchi al mondo decadente, con poca capacità propositiva per indicare strade di felicità. Molti non percepiscono che il messaggio della Chiesa sul matrimonio e la famiglia sia stato un chiaro riflesso della predicazione e degli atteggiamenti di Gesù, il quale nel contempo proponeva un ideale esigente e non perdeva mai la vicinanza compassionevole alle persone fragili come la samaritana o la donna adultera».

Quello che la Commissione ha cercato di far propria è una pastorale che concili il rispetto delle norme e degli ideali cristiani con la possibilità di parlare al cuore delle coppie (più o meno) giovani che si avvicinano al cammino del matrimonio. Per questo bisogna amalgamare diversi elementi.

«La pastorale prematrimoniale e la pastorale matrimoniale devono essere prima di tutto una pastorale del vincolo, dove si apportino elementi che aiutino sia a maturare l’amore sia a superare i momenti duri. Questi apporti non sono unicamente convinzioni dottrinali, e nemmeno possono ridursi alle preziose risorse spirituali che sempre offre la Chiesa, ma devono essere anche percorsi pratici, consigli ben incarnati, strategie prese dall’esperienza, orientamenti psicologici. Tutto ciò configura una pedagogia dell’amore che non può ignorare la sensibilità attuale dei giovani, per poterli mobilitare interiormente» (Amoris Laetitia, 211).

Inoltre, in diversi passaggi dell’intervento di apertura alla presentazione, il responsabile dell’Ufficio di Pastorale della Famiglia, don Luca Scolari, ha ricordato come, in una prospettiva più ampia, «sia necessario integrare preparazione prossima e remota», ossia come a questi corsi sia necessario affiancare delle iniziative e dei cammini prematrimoniali e matrimoniali di lungo periodo, in cui le coppie si sentano accolte, accompagnate ed integrate nella vita della comunità ecclesiale. È la stessa Amoris Laetitia al paragrafo 206 a ricordarlo:

«La complessa realtà sociale e le sfide che la famiglia oggi è chiamata ad affrontare richiedono un impegno maggiore di tutta la comunità cristiana per la preparazione dei nubendi al matrimonio. […] Riguardo a questa necessità i Padri sinodali sono stati concordi nel sottolineare l’esigenza di un maggiore coinvolgimento dell’intera comunità privilegiando la testimonianza delle stesse famiglie, oltre che di un radicamento della preparazione al matrimonio nel cammino di iniziazione cristiana, sottolineando il nesso del matrimonio con il battesimo e gli altri sacramenti. Si è parimenti evidenziata la necessità di programmi specifici per la preparazione prossima al matrimonio che siano vera esperienza di partecipazione alla vita ecclesiale e approfondiscano i diversi aspetti della vita familiare».

Dagli interventi di tutti i membri della commissione è emerso chiaro il fatto che i corsi di preparazione al matrimonio diventano occasioni per formarsi, per crescere come individui e nella relazione di coppia. Si tratta di una tensione che indica un movimento verso un amore pieno, gioioso. Questa trova soddisfazione tramite dei percorsi che sono, oggi più che mai, un primo annuncio evangelico sull’amore.

Infine, al tradizionale percorso, da realizzarsi nelle diverse realtà parrocchiali e vicariali, la Commissione ha proposto l’affiancamento di un percorso annuale, alternativo a quello concentrato in dieci settimane, con un respiro più diocesano e indirizzato alle coppie che hanno una maggiore disponibilità di tempo o una particolare sensibilità per la tematica dell’amore coniugale. Il percorso annuale si costituisce delle medesime dieci tappe, ma spalmate lungo un arco temporale più ampio (una volta al mese) e che occupi un’intera giornata. In realtà, il corso è identico sul piano contenutistico a quello tradizionale, ma possiede un’impronta fortemente esperienziale, con ampi spazi di condivisione tra le coppie partecipanti. L’obiettivo dichiarato è quello di portare i futuri sposi a divenire dei punti di riferimento nelle varie comunità parrocchiali, promotori di cammini post-matrimoniali consistenti nella costruzione di gruppi-famiglia a sostegno dell’attività pastorale.

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