Festeggiati dieci anni di vita diaconale

La sera della festa dell’Immacolata tutta la comunità dei diaconi si è trovata in S. Domenico, attorno al Vescovo, per celebrare la S. Messa, ricorrendo, per sette di loro, il decimo anno dall’ordinazione. E’ stato scelto S. Domenico perché quella comunità ha voluto festeggiare il suo diacono Nazzareno Iacopini e così si è pensato di allargare la festa.

Sette diaconi ordinati tutti insieme.

Dieci anni fa, alla stessa ora, tutti prostrati dinanzi all’altare della cattedrale, per poi ricevere il sacramento dell’ordine mediante l’imposizione delle mani del Vescovo Delio Lucarelli: Dario Di Matteo, Gilberto Aleandri, Silvano Silvani, Nazzareno Iacopini, Giuseppe Cesaroni, Francesco Corso, Bruno D’Ascenzo. .

I familiari, come allora, forse un po’ più cresciuti per età e per numero, presenti e commossi all’intorno.

Sette diaconi tutti insieme: fu un evento significativo per la Chiesa reatina. Anche gli apostoli, come leggiamo negli Atti, scelsero sette uomini saggi cui affidarono la carità, l’assistenza ai poveri, la vicinanza agli emarginati. E nella storia della Chiesa possiamo ammirare dei santi diaconi che si sono distinti nel servizio (S. Lorenzo, S. Stefano) e nella predicazione dei primi secoli (Filippo, Giacomo, S. Efrem il Siro dottore della Chiesa).

Dopo questi sette ne sono stati ordinati ancora dieci e altri sono in cammino.

Il merito di questa presenza numerosa va in primo luogo al Vescovo che ha voluto ripristinare il diaconato nella nostra Diocesi. Li ha scelti, li ha seguiti, confortati, sostenuti, promossi ad incarichi di responsabilità.

Nella nostra Diocesi si giunge al diaconato dopo un corso di formazione teologica di almeno cinque anni. Si entra a far parte della comunità diaconale che si riunisce l’ultimo sabato del mese per pregare, per curare la formazione e per promuovere la comunione tra i diaconi, gli aspiranti e i relativi familiari.

E’ commovente e arricchente al tempo stesso sentire gli interventi, le risonanze, le preghiere spontanee che ogni diacono porta nella comunità. Ognuno porta con sé la sua realtà, i suoi problemi, ma anche le sue gioie e quelle dei suoi familiari.

E’ importante che il diacono non si clericalizzi.

Il diacono deve ragionare con la mente di marito, di padre, di uomo che lavora per guadagnare il pane quotidiano.

Il diacono non è prete, non è mezzo prete; né lo deve imitare nell’agire, nel vestire o quant’altro.

Il diacono è colui che deve imitare Cristo che è venuto a servire e non ad essere servito. E’ colui che si fa compagno di viaggio di chi ha bisogno di aiuto: nella famiglia, nella malattia, nell’ambiente di lavoro con discrezione e con coerenza.

E’ colui che, forte della preparazione ricevuta, del mandato del Vescovo, di una vita di pietà curata nei limiti dell’impegno del suo stato, offre la sua presenza, il suo ministero nella parrocchia dove abita o dove il Vescovo lo invia.

La vigna del Signore è tanto grande e c’è posto per tutti: chi dissoda il terreno, chi pota le viti, chi le lega, chi le disinfetta, chi toglie i rami superflui, chi vendemmia e chi fa il vino. Fossero tutti vignaioli nella vigna del Signore.

Nell’omelia il Vescovo ha espresso gratitudine ai diaconi per il loro ministero nella Chiesa e ai loro familiari che condividono il servizio. Ha ricordato come il diacono è in diretta relazione con il Vescovo il quale lo invia dove non sempre lui o il sacerdote riesce ad andare.

La S. Messa è stata solennizzata dalla Schola cantorum Aurora Salutis e dalla presenza del vicario generale don Jarek e da don Filippo Sanzi, assistente spirituale della comunità diaconale.

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