La festa scippata dalla cultura moderna

Il metodo della contrapposizione virulenta quasi a voler imporre un proprio pensiero raramente ha trovato un terreno fertile dove attecchire. La forza delle idee non sempre paga, specie di fronte a modalità di impiego non sempre congeniali. Quando la logica è quella dell’imposizione e non invece della proposta e della condivisione. La prossima festività dei Santi viene puntualmente “infangata” perché contrapposta alla “saga” di halloween che scatena la fantasia dissacrante dei nostri giovani nella notte del 31 ottobre, proprio a ridosso della ricorrenza del 1° novembre.

Non c’è nessuna crociata da intraprendere in questo repentino mutamento di costumi e di interessi rispetto al passato. C’è solo da riproporre la centralità e la solennità di una festa che è di tutti. Ogni nome un Santo. Ovvero tutti coloro che partecipano in piena comunione alla santità di chi è il solo Santo. Nel mistero di Cristo, Dio va oltre la sua stessa trascendenza, rivelandosi nella carne di Gesù, annullando nell’uomo il terrore della morte e rendendogli accessibile la santità di Dio. Una festa che non è di evasione, ma di presa di coscienza della propria povera umanità.

Ci siamo perché voluti, scelti, non per volontà proprie. La tradizione cristiana afferma che i santi sono quei milioni di uomini dal cuore grande che si trovano già “in cielo” ed aiutano i propri cari a superare le dure prove della vita terrena. A queste persone non sono attribuiti miracoli speciali e magari non sono nominati nel catalogo ufficiale della santità ed è giusto che la Chiesa abbia consacrato un giorno di festa per chi ha reso testimonianza all’amore vero e alla fedeltà incrollabile.

Eppure è una data che è stata scippata dalla cultura moderna, facendo prevalere un fenomeno dalla forte componente commerciale e con risvolti superficiali e spesso ideologici. Halloween è la risposta odierna ad un mondo che ha dato un calcio al passato, riscrivendo la storia per partire dalla propria autosufficienza e dal proprio bisogno di interpretare il calendario.

Girando per le proprie città non è raro trovare negozi addobbati di colore arancio e nero con zucche sorridenti ed intorno maschere di fantasmi, streghe, demoni e satanassi. Che cosa c’entra? L’anno scorso, in una città del nord, mi è stato raccontato che in un panificio c’era la dicitura: “Promozione Halloween: Pan co’ Santi scontato”. Non si tratta di una riduzione di prezzo per la festa dei Santi.

No, uniformandosi alla moda si sono messe insieme due “feste” inconciliabili e dal significato opposto e la gente, più che il contenuto dell’avviso, avrà notato l’effetto del 30 per cento in meno del costo del prodotto. Eppure il Pan dei Santi è il più cristiano dei dolci. Anche qui un’usurpazione. Si faceva alla svinatura, raccontano i nonni, patrimonio di autentiche tradizioni, si realizzava con l’uva e le noci e si accompagnava con il novello.

Stava dove doveva essere, si faceva quando la natura produceva quello che occorreva, era talmente legato alla realtà che ha preso il nome della festa cristiana che maggiormente rappresenta la verità sull’uomo: la festa della vita, di Ognissanti e dei Morti, per ricordarci che esiste l’eternità, la vita oltre la vita. E rammentare al cuore dell’uomo che la natura è indirizzata ad un fine ultimo ed accompagnata da una mano misericordiosa che consente alle noci ed alle viti di dar frutto ogni anno alle loro scadenze in modo non casuale, ma proprio per poter fare il Pan dei Santi.

Imparare a riguardare la nostra storia, farla conoscere ai giovani, a chi adesso indossa maschere tetre e zucche in testa senza lo spirito dell’alternativa lancinante ed imposta. Anzi riportando la realtà al suo posto, così com’è. Andrebbe per questo fatto conoscere in tutta Italia l’appuntamento della Diocesi di Rieti, dove l’Ufficio Diocesano della Catechesi ha messo in piedi quest’anno l’iniziativa “Quelli vestiti come i santi” in cui hanno chiesto ai bambini la sera del 31 ottobre di vestirsi da Santi Patroni nella chiesa di S. Michele Arcangelo per un momento di festa e di testimonianza sulla storia dei Santi che verranno celebrati con i loro indumenti.

Ovvero l’esaltazione della vita attraverso l’opera di chi ha vissuto con lo sguardo verso l’alto e l’altro. Non un inno alla morte, così eccessivamente rappresentata quel giorno sulle strade da vampiri lucubri e spiriti pericolosi. Per salutare l’arrivo del 1° novembre in modo diverso, ma con verità. Perché, come ha avuto modo di dire anche Alessandro Sortino, ex Iene, nel presentare il palinsesto di Tv2000, la verità è sempre una sorpresa…

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