Fermate la strage?

La Pasqua, la festa più importante per un cristiano, è alle porte. In una società oramai totalmente scristianizzata che – soprattutto nelle scuole – ha volutamente smarrito i segni dell’attesa della resurrezione di Gesù in tal modo rinnegando, di fatto, le proprie radici, è la società del consumo – così come avviene a Natale – che s’incarica di rammentarcelo.

Ma la Pasqua, rispetto alla festa della Natività, consumisticamente parlando, fra i tanti segni “per” (il classico uovo, ad esempio, di cui si riempiono i supermercati) ne aggiunge uno “contro” che oramai da alcuni anni l’accompagna e la annunzia.

Basta passare per viale Matteucci per rendersene conto: all’incrocio semaforico che interseca via degli Elci, troneggia un monumentale manifesto 6×3 nel quale, su uno sfondo colorato/primaverile si staglia la candida immagine di un tenero agnellino. A fianco, lo slogan/shock: “fermate la strage”.

Quest’anno, dunque, la guerra degli animalisti all’uccisione dell’animale/cibo simbolo della Pasqua sale di tono. Si punta addirittura a “scuotere le coscienze” per far breccia nei cuori delle persone e convincerli a non consumare la tenera bestiola, meritevole dunque – per i pugnaci esponenti del movimento – di una sorte assai più benevola e pietosa.

Il rispetto per le convinzioni altrui deve sempre animare le rispettive prese di posizione: tuttavia, guardando quell’immagine e, soprattutto, leggendo quelle tre parole, immediata nasce una riflessione. Se al posto di quell’agnellino vi fosse stato un piccolo feto, ed a fianco lo stesso slogan, cosa sarebbe accaduto?

La risposta è scontata: immediate e sdegnate levate di scudi delle associazioni laiciste, femministe, per l’inaudito attacco alla libertà di autodeterminazione femminile. Comunicati di protesta. Lo slogan più scontato sarebbe stato “la legge 194 non si tocca!” ed, a tutela della lesa libertà, sarebbero scattate le denuncie.

Se di “strage” si parla con riferimento a degli animali, come allora si dovrebbe definire l’eliminazione di esseri umani, seppur allo stato fetale? Dinanzi a tale agghiacciante considerazione non ci può stupire, allora, se la teoria del gender entra nelle scuole; se i sindaci, violando quella Costituzione su cui hanno giurato, trascrivono matrimoni non riconosciuti; se sir Elton John ed il suo compagno, felicemente “genitore 1” e “genitore 2” di due pargoli ottenuti affittando ovuli ed uteri, si scagliano contro Dolce & Gabbana, rei di aver detto che la vera famiglia è quella tradizionale.

Quale razza di società è mai quella che autorizza l’uccisione dei suoi figli – mascherandola dietro la definizione di “interruzione di gravidanza” – e si indigna per quella di bestiole si tenere e meritevoli di cure, ma pur sempre e solo animali?

Forse non troppo diversa da quella di sempre, se già san Paolo invitava a splendere come astri “in mezzo ad una generazione degenere e perversa”.

Il problema, come sempre, è l’uomo. Il suo egoismo. Aiuterà, mi chiedo e chiedo agli amici animalisti, ad essere uomini migliori il fatto di non uccidere agnellini a Pasqua? E perché, mi chiedo, solo gli agnellini? Chi difende le spigole e le orate della vigilia? La strage di capponi del giorno di Natale? Lo sterminio dei capitoni a Napoli l’ultimo dell’anno?

Ed ancora: ed i poveri vitellini scannati per un misero spezzatino? O i dolci e paffuti porcellini sacrificati nella bella terra di Sardegna per ottenerne il rinomato “porceddu”? Ed i polli, poi, barbaramente allevati in condizioni disumane (ops, pardon, disavicole) ed ai quali viene addirittura tirato il collo?

La risposta sta, come sempre, nell’immensa sapienza del Vangelo. Dinanzi alle rimostranze dei farisei per il mancato rispetto dei discepoli circa l’obbligo delle abluzioni prima dei pasti, il figlio di Dio così risponde: «tutto ciò che entra nell’uomo dal di fuori non può contaminarlo, perché non gli entra nel cuore ma nel ventre e va a finire nella fogna».

Dichiarava così mondi tutti gli alimenti. Quindi soggiunse: «Ciò che esce dall’uomo, questo sì contamina l’uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive: fornicazioni, furti, omicidi,  adultèri, cupidigie, malvagità, inganno, impudicizia, invidia, calunnia, superbia, stoltezza.  Tutte queste cose cattive vengono fuori dal di dentro e contaminano l’uomo».

Guardare l’interno, non l’esterno. Mettersi in gioco a favore del bene, della vita, dell’uomo. Questa è la prima urgenza di ogni essere umano, credente o meno. Quante “stragi” allora ogni giorno, intorno a noi o anche a causa nostra, compiono le cose che escono dal nostro cuore? Quanti giudizi, calunnie, invidie, ruberie, violenze, sopraffazioni fanno “strage” dell’anima di chi ci é accanto? Tante, troppe, impunite.

La “strage” degli agnelli può aspettare.

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