Assunzione di Maria

La fede non ci garantisce dalle sorprese della vita, ma ci aiuta a trovare il filo che tutto tiene insieme

Ai vespri dell’Assunta l’appuntamento dell’agenda del vescovo, secondo consuetudine, è stato al Templum pacis che svetta sul Terminillo. Nell’omelia don Domenico ha rivolto un chiaro invito all’ottimismo, cifra spirituale del messaggio cristiano anche quando viene a mancare la strada sotto gli pneumatici della propria macchina

Ai vespri dell’Assunta l’appuntamento dell’agenda del vescovo, secondo consuetudine, è stato al Templum pacis che svetta sul Terminillo. Nella giornata di Ferragosto, la montagna attira come sempre tanti reatini per la giornata di festa, che si uniscono ai diversi turisti e villeggianti che affollano la stazione montana. E in parecchi hanno partecipato alla Messa vespertina che ha visto monsignor Pompili tornare al tempio terminillese pochi giorni dopo la festività della Trasfigurazione.

Ai fedeli, nell’omelia, il vescovo Domenico ha rivolto un chiaro invito all’ottimismo, cifra spirituale del messaggio cristiano che la solennità dell’Assunzione di Maria porta in sé. A partire dalla pittoresca visione simbolica contenuta nel brano dell’Apocalisse che la liturgia del 15 agosto proclama come prima lettura: donna e bambino indifesi insidiati da un terribile drago. Una Chiesa e i suoi figli (questo il significato simbolico) che sembrerebbero soccombere dinanzi al male. Ma «in realtà il dragone è sconfitto: il bambino sale verso il cielo e la donna fugge nel deserto, al sicuro. A dispetto della sua arroganza il male è vinto. Non si tratta però di un generico the end, della serie “e vissero felici e contenti”. Di mezzo c’è una lotta che va ingaggiata e da cui non è possibile sottrarsi».

La storia umana, infatti, non è, prosegue monsignore, «il luogo in cui di fronte al male esclamare “Che tempi!” o, per contro, quello in cui guardare altrove, facendo finta di niente», poiché «il male, cioè la volontà di distruggere la vita, è sempre in atto» e «occorre resistere» in quella che è «la nostra battaglia quotidiana». È dal testo biblico che ci viene il messaggio sicuro: «il male soccomberà alla fine. E questo dà significato alla resistenza a male, all’arroganza, alla violenza, al sopruso, invece di congedarsi sconsolati».

Una tenacia, una capacità di combattere senza disperare mai, che può venire soltanto dalla fede. Quella che ha avuto Maria e che, nell’episodio della visitazione riferito nel brano evangelico, viene esaltata dalla cugina Elisabetta: «Benedetta tu che hai creduto nell’adempimento delle parole del Signore». Ed è questo, ha precisato don Domenico, «che fa di quest’umile fanciulla di Nazaret colei che le generazioni hanno continuamente decantato, perché è colei che ci mostra come si vive dentro la battaglia quotidiana preservando la fede». Maria è grande perché ha sempre mantenuto la fede, non si è sottratta, ha tenuto a dire il vescovo, «si è messa in gioco».

Da lei impariamo che cosa significhi aver fede: fede che «non è una polizza contro gli infortuni, non ci garantisce dalle sorprese della vita, non ci garantisce nemmeno che in una città del nord Italia possa improvvisamente venire a mancare la strada sotto gli pneumatici della propria macchina. La fede non ci esonera dal tormento quotidiano, ma ci offre un senso, cioè dà a ciascuno di noi la possibilità, in questo che sembra un bug impazzito, di ritrovare un filo che tutto tiene insieme». E allora credere, con la stessa tenacia e fermezza della Madonna, «ci è necessario per potere superare l’assurdità dell’esistenza, per combattere la buona battaglia senza lasciare che il mondo vada per la sua strada», vincendo la rassegnazione.

In particolare, ha concluso Pompili, oggi rischiamo di soccombere dinanzi a diverse alienazioni, l’ultima delle quali «è la morte», Quella che è stata vinta, secondo le parole di Paolo: «Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti». Fede che Gesù chiede a tutti coloro che credono in lui, «a cominciare da sua madre Maria, ed è questa la ragione che stiamo qui ad implorarla: perché lei ha creduto ed è stata perciò colei che per prima ha condiviso questo destino che va oltre le apparenze della morte».

Anche quando il male sembra prevalere, «la fede ci dà la forza di resistere», come ha saputo fare Maria la quale, ricorda essere il vescovo secondo le parole di Dante il vescovo ha ricordato essere «di speranza fontana vivace».