Famiglie, non solo un corsetto

Alle querce di Mamre

Un corsetto di una decina di incontri di preparazione al matrimonio e poi… arrivederci a chissà quando. Preparare i fidanzati al grande passo è sicuramente lodevole, ma è soltanto una piccola goccia nel mare magnum che dovrebbe essere l’accompagnamento della vita familiare da parte delle comunità cristiane. Comunità che, con mille difficoltà, le attività pastorali si sforzano di portarle avanti, ma troppo spesso rivolte alle singole fasce d’età: prevalentemente, dice qualcuno, “concentrate su pediatria e geriatria” e trascurando la cura di tutti quelli in mezzo tra fanciulli e anziani…

Il vescovo torna a richiamare l’attenzione sulla necessità di una pastorale familiare a 360 gradi, capace di abbracciare tutti i momenti della vita umana e di non limitarsi alle attività verso i singoli componenti, lavorando anche con le famiglie in quanto famiglie. Al numero 19, nella lettera pastorale in cui è riletta in chiave di “provocazione ecclesiale” la pagina biblica di Abramo alle querce di Mamre, dopo aver ricordato quanto la preoccupazione del patriarca per la discendenza e per il destino di un matrimonio non reso fecondo ci sia di stimolo per il discorso relativo a giovani e famiglie, batte in particolare (richiamato il problema giovanile) il tasto relativo a queste ultime. L’azione in campo familiare delle nostre parrocchie non può più limitarsi, scrive Lucarelli, «alla preparazione prossima al matrimonio, ma bisogna trovare occasioni di accompagnamento durante la vita coniugale, di incontri formativi e di crescita comune, di condivisione di esperienze, per accrescere il senso di responsabilità e di donazione».

Una raccomandazione il presule la rivolge agli organismi diocesani che si occupano delle due pastorali, quella giovanile e quella familiare, invitati a «promuovere e incrementare iniziative sul piano diocesano, vicariale e parrocchiale». Non manca l’esortazione a «un maggior coordinamento soprattutto di alcuni uffici pastorali e tra questi ed altre realtà, non solo ecclesiali, che si occupano di ambiti affini». Non può essere soltanto il vescovo ad accogliere questa sollecitudine, «ma è urgente che siano operative “reti” fra soggetti che hanno a cuore gli stessi problemi».

E qui una piccola “stuzzicata” ai responsabili, i quali, prosegue monsignor Delio, «devono essere attivi e intraprendenti, senza aspettare troppo indicazioni dall’alto che già ci sono». Su questo non gli si può dar torto: le esortazioni pastorali, le raccomandazioni episcopali e soprattutto il “dettato di legge” che a livello diocesano sono le costituzioni sinodali non mancano. Sulla famiglia si scommette tanto, come Chiesa universale e italiana (anche la prossima Settimana Sociale dei cattolici avrà questa attenzione tematica). In diocesi la durezza della realtà e il bisogno di affrontare seriamente le cose non sono certo da meno che nel resto del Paese (e di tutto il mondo occidentale), come lo stesso monsignor Lucarelli afferma aver verificato nell’ultimo giro compiuto nelle parrocchie: «Durante la Visita Pastorale ho potuto toccare con mano queste necessità, come pure un certo smarrimento di operatori pastorali (e quindi anche dei sacerdoti), genitori e giovani». È allora quanto mai urgente muoversi.

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