Fondazione Varrone

«Facciamolo insieme»: la Fondazione Varrone ha presentato gli investimenti per i prossimi tre anni

Non un centro di potere, ma un moltiplicatore delle energie del territorio, nei settori dell’educazione, dell’istruzione, dei beni culturali, della sanità, dello sviluppo locale, dell’assistenza sociale. È su questa linea che Antonio D’Onofrio ha presentato il programma Fondazione Varrone

Non un centro di potere, ma un moltiplicatore delle energie del territorio, nei settori dell’educazione, dell’istruzione, dei beni culturali, della sanità, dello sviluppo locale, dell’assistenza sociale. È su questa linea che Antonio D’Onofrio presenta la “nuova” Fondazione Varrone: «non più castello isolato dove si fanno chissà quali interessi» e nemmeno «un bancomat dove tutti chiedono e nessuno da». Accanto al presidente, nella conferenza stampa di presentazione del piano di investimenti per i prossimi tre anni, il consiglio di amministrazione al completo.

Sei i milioni di euro messi a disposizione dalla Fondazione, che si prepara a investire in tre settori: welfare, innovazione e marketing territoriale per la promozione del Reatino, annunciando da subito un progetto integrato per il contrasto alla povertà minorile e la volontà di dotare i centri più remoti della provincia.

Sono state inoltre annunciate iniziative in sinergia con altre quattro fondazioni dell’area del cratere a supporto delle popolazioni terremotate e confermati gli impegni per il Conservatorio di Villa Battistini e la Sabina Universitas.

Non manca la speranza di rimettere in modo Largo San Giorgio, il cui fermo, spiega D’Onofrio, «è un danno per la città prima che per la Fondazione». La speranza è di la speranza è di sbloccare l’area tra fine anno e l’inizio del prossimo. E da sbloccare c’è anche il piano di housing sociale in tandem con l’Ater: «le condizioni sono radicalmente mutate, ma vogliamo definire quanto prima l’operazione con il Comune e gli altri soggetti coinvolti».

Quanto al resto, l’indicazione del presidente è quella di trovare linee di partecipazione. «Facciamolo insieme» è il metodo proposto, come a dire che la politica della Fondazione Varrone non è quella di una lobby: «se non si pensa e non si marcia insieme non ci sono soldi che tengano».

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