Eucaristia e sofferenza / 2

Nel precedente articolo abbiamo parlato del legame forte e indissolubile fra Eucarestia e Sofferenza, oggi vedremo insieme che cosa ci dice di specifico la Parola di Dio.

1. Il buon Samaritano “non passa oltre”, ma ne ha compassione, si fa vicino … gli fascia le ferite … si prende cura di lui … (Luc 10,32-34).

Nel nostro mondo frenetico ed individualista, la parabola del buon samaritano può aiutarci a cambiare la nostra velocità per fermarci accanto a chi soffre. Sono le due novità inedite dell’amore: il prossimo come soggetto da amare e come soggetto di amore. Quel fermarsi non significa curiosità, ma disponibilità. Buon samaritano allora è ogni persona che porta aiuto nella sofferenza, di qualunque natura essa sia. Seguendo la parabola, si potrebbe dire che la sofferenza vuole anche sprigionare nell’uomo l’amore disinteressato.

2. “Andate, annunciate e curate” (Lc 9, 1-2).

La missione di andare, annunciare e curare da parte della comunità nasce dal mistero eucaristico e fa riferimento al suo impegno: di vedere e riconoscere la presenza dei malati; di accoglierli, promuovendo rapporti umani significativi; di valorizzare il carisma di ciascuno per il bene di tutti; di integrarli superando resistenze e barriere personali e culturali; di creare un contesto capace di mettere al centro il malato soggetto d’azione, superando la visione assistenziale del malato oggetto di cura.

3. “Ero malato e mi avete visitato” (Mt 25,36).

Grande stupore di fronte a Gesù che svela il mistero della sua singolare identificazione con i poveri, gli emarginati, i deboli … i malati. Provoca meraviglia scoprire Gesù, Il Signore, il Re-pastore, il Giudice della storia, che si identifica e pone la sua presenza nei panni degli ultimi, dei poveri, degli ammalati. L’identità misteriosa di Gesù con chi patisce il disagio della malattia rivela anche un comportamento nuovo: alla fine della nostra vita saremo giudicati sull’amore. Le opere dell’amore sono la testimonianza più convincente e più originale dell’identità cristiana. Gesù si identifica con chi soffre e noi possiamo riconoscerlo amando. L’amore è il vero segreto per umanizzare il mondo e soprattutto il mondo della sanità.

4. “Perciò sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, in favore del suo corpo che è la Chiesa” (Col 1,24).

Nel mistero pasquale Cristo ha dato inizio all’unione con l’uomo nella comunità della Chiesa. Il mistero della Chiesa si esprime in questo: che già all’atto del Battesimo, che configura a Cristo, e poi mediante il suo Sacrificio – sacramentalmente mediante l’Eucaristia – la Chiesa di continuo si edifica spiritualmente come corpo di Cristo. In questo corpo Cristo vuole essere unito con tutti gli uomini, ed in modo particolare egli è unito con coloro che soffrono. Le citate parole della Lettera ai Colossesi attestano l’eccezionale carattere di questa unione. Colui che soffre in unione con Cristo – come unione con Cristo sopporta le sue “tribolazioni” l’apostolo Paolo – non solo attinge da Cristo quella forza, ma anche completa con la sua sofferenza “quello che manca ai patimenti di Cristo”. In questo quadro è messa in risalto, in modo particolare, la verità sul carattere creativo della sofferenza. La sofferenza di Cristo ha creato il bene della redenzione del mondo. Questo bene in se stesso è inesauribile ed infinito. Nessuno può aggiungervi qualcosa. Allo stesso tempo, però, nel mistero della Chiesa come suo corpo, Cristo in un certo senso ha aperto la propria sofferenza redentiva ad ogni sofferenza dell’uomo. In quanto l’uomo diventa partecipe delle sofferenze di Cristo – in qualsiasi luogo del mondo e tempo della storia –, in tanto egli completa a suo modo quella sofferenza, mediante la quale Cristo ha operato la redenzione del mondo.

Nel nostro oggi, convulso, caotico, spaventato, individualista, forse come non mai, riecheggiano così forti queste parole: “Signore, da chi andremo?” (Gv 6,68). Così questo grido di spavento, di smarrimento, sale da un’umanità che grida.

“Signore, da chi andremo?” gridano gli uomini in questo momento di crisi economica, sociale, di valori, quando l’illusione delle promesse delle logiche del progresso si sgretolano e si svela in tutta la sua fragilità un sistema economico fondato solo sul profitto a tutti i costi, infischiandosi delle necessità dei poveri, dei malati, degli anziani, delle persone nella fragilità.

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