Riflessioni

Estate e cultura: città ferma, fermento nei paesi

I due quotidiani locali questa mattina notano un fatto: l’estate reatina è vivace, ma in provincia. Almeno per quanto riguarda le iniziative culturali, che hanno trovato casa nei paesi, nei borghi, nelle frazioni più che nel capoluogo

I due quotidiani locali questa mattina notano un fatto: l’estate reatina è vivace, ma in provincia. Almeno per quanto riguarda le iniziative culturali, che hanno trovato casa nei paesi, nei borghi, nelle frazioni più che nel capoluogo.

Concerti, festival musicali, occasioni teatrali, rassegne di danza, performance e arti visive si svolgono sul Montepiano, nella Valle del Velino, in Sabina, nel Cicolano. Un fermento culturale bello e prezioso cresce dunque dalla provincia, mentre l’estate in città denuncia una qualche rinuncia all’intrattenimento intelligente, alle occasioni di incontro e di pensiero.

La situazione è interessante e richiede attenzione. Si possono tentare diverse letture, ma di certo il fenomeno non è occasionale, né casuale. Esso è piuttosto il risultato di una lunga serie di scelte e impostazioni di fondo. E non hanno a che fare solo con le esigenze culturali, ma anche con le identità e con gli obiettivi di sviluppo.

Si potrebbero indicare due linee di tendenza contrapposte. La prima punta a far crescere il territorio affiancando il meglio del patrimonio architettonico e paesaggistico a grandi autori e grandi interpreti. La seconda preferisce associare le piazze a fiere e bancarelle, o mettere le bellezze monumentali e artistiche sullo sfondo della gastronomia di strada.

Ora sarebbe ingiusto associare in modo esclusivo la prima tendenza ai piccoli comuni e la seconda al capoluogo. Ma a dire che il quadro generale è questo non ci si sbaglierebbe di molto. Un tempo l’immaginario della sagra era l’unica risorsa estiva dei paesi della provincia. Oggi i piccoli comuni sembrano aver scelto di aprirsi, mostrano di aver compreso l’esigenza di lavorare sulla cultura per poter dire la propria, per emanciparsi. In città si va un po’ in controtendenza, e non solo in estate.

A Rieti più che sulla cultura si insiste sul folclore, forse cedendo all’idea che popolare sia comunque sinonimo di basso profilo. E magari è per questo che si confida più sugli stomaci che sulle teste pensanti.

David Fabrizi

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