Posta

Esperimento teatrale a Posta: raccontare storie per riscoprire e stessi

Il Gruppo Teatrale Jobel e il Comune di Posta puntano a rappresentare le tradizioni locali grazie alla partecipazione diretta di tutta la cittadinanza alla raccolta di usi, costumi ed espressioni dialettali

(da andareoltre.org) Un fine settimana ricco di impegni per il comune di Posta, con due giorni dedicati alla 26esima edizione del Carnevale Postarolo. Prima della tradizionale sfilata dei carri di domenica 23, nella giornata di sabato, presso le “Scolette”, ha preso vita un pomeriggio di incontri durante il quale la popolazione ha potuto partecipare alla presentazione del libro Quanto pesa il Cielo di Pier Luca Aguzzi e del progetto teatrale del Gruppo Jobel. Eventi conclusi dalla proiezione del film Carnevale Postarolo.

Coinvolgere tutti puntando sulla cultura

A muovere le iniziative è stata la volontà di ampliare l’interazione tra concittadini. La collaborazione tra il Gruppo Teatrale Jobel e il Comune di Posta, ad esempio, punta a rappresentare le tradizioni locali grazie alla partecipazione diretta di tutta la cittadinanza alla raccolta di usi, costumi ed espressioni dialettali tipiche del posto.

«Come facciamo noi, non originari di Posta, ad entrare in relazione con la comunità?» ha domandato Natalia Biarese, componente del Jobel. «Quello che vi proponiamo è un percorso, un viaggio che faremo insieme, dal quale ci auguriamo possa nascere una spinta per nuovi orizzonti. Lavorare sulla storia del territorio è qualcosa che si deve fare insieme, con le persone che vi abitano».

«Abbiamo a cuore il territorio con la sua cultura» ha poi aggiunto Davide Mario Lo Presti, altro collaboratore del Jobel, che ha messo in risalto l’importanza dei racconti e delle esperienze dirette dei residenti rispetto al luogo in cui vivono: «piccole cose che fanno l’identità di un paese».

«Sono 5 anni che sono in queste zone e, nonostante le conosca dal punto di vista artistico, c’è ancora tanto da scoprire. Mi dà entusiasmo stare con la gente, raccogliere testimonianze mi stimola ed è un modo per conoscere ancora meglio i luoghi. Un’arte universale come quella del teatro può avvicinare le persone attraverso un bel messaggio di dialogo».

Non uno spettacolo, ma un’ora in cui ci si racconta

Lo scopo del laboratorio non è, dunque, quello di formare attori, ma di «presentare persone che abbiano voglia di raccontare alle altre persone». Una narrazione in cui è fondamentale la presenza del dialetto con la sua verace valenza identitaria.

Ad oggi non c’è una trama da presentare: essa verrà costruita attraverso una serie di appuntamenti che precederanno la messa in scena. Il primo incontro è in programma per venerdì 28 febbraio alle 18 e si spera in una partecipazione consistente: anche a prescindere dalla presenza sul palco, la testimonianza di ognuno è essenziale per ideare una storia verosimile.

Tra un mese, si potrà assistere al frutto di questo progetto, con la speranza che possa essere un apripista per la riapertura di altre attività culturali locali, come quella del teatro in vernacolo.

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