Erri De Luca a Cittaducale: «a noi servono più parchi, giù le mani dalla montagna!»

Si è svolto a Cittaducale l'incontro “La montagna si fa strada”, dedicato allo sviluppo locale. Erano presenti il sindaco, Leonardo Ranalli, il direttore della Sabina Universitas, Daniele Mitolo e il coordinatore del corso di Scienze della Montagna, Bartolomeo Schirone. Ha moderato l’incontro Francesca Dominici. Ospite d'onore della serata lo scrittore e appassionato scalatore Erri De Luca.

Buona partecipazione a Cittaducale all’evento con lo scrittore Erri De Luca “La montagna si fa strada”. All’incontro, dedicato allo sviluppo locale, erano presenti il sindaco, Leonardo Ranalli, il direttore della Sabina Universitas, Daniele Mitolo e il coordinatore del corso di Scienze della Montagna, Bartolomeo Schirone. Ha moderato l’incontro Francesca Dominici.

Dopo i saluti del Primo cittadino di Cittaducale, Daniele Mitolo ha ringraziato per la presenza De Luca, figura «illuminata e illuminante», per l’attenzione che dedica al nostro territorio. Inoltre il direttore della Sabina Universitas ha introdotto il tema della montagna come «qualcosa che non si può sfruttare», anche se per il suo sviluppo non ci sono ricette. Occorre piuttosto «tener conto di tutti gli interessi, ma anche della salvaguardia».

Schirone ha evidenziato l’importanza della montagna appenninica per la conformazione e la biodiversità del territorio. Per quanto riguarda il tema dello sviluppo, il professore, richiamando lo spopolamento progressivo, ha presentato due alternative: o si lascia il territorio in abbandono, e allora è necessario vigilare, oppure è necessario cercare di far tornare qualche giovane dotato di spirito imprenditoriale. Per fare questo ci sono due linee di sviluppo: una a medio-lungo termine rappresentata dall’industria 4.0; l’altra, a breve termine, è la strada del turismo. Ma tutto va portato avanti nel segno della protezione dell’ambiente.

Da parte sua, Erri De Luca ha raccontato innanzitutto quello che è il suo legame con la montagna. «Frequento il regno minerale, dove non c’è nessuno, ho un rapporto con la montagna come dell’insignificante con l’immenso». La montagna è un «luogo che ci ignora, non un campo giochi» ha aggiunto lo scrittore, che parlando si se come alpinista ha aggiunto: «Non c’è intimità, ma bisogna passare in punta di piedi e in punta di dita».

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Riguardo al tema della “montagna che si fa strada”, lo scrittore ha ribaltato la visione dei rilievi come confine naturale: «le montagne non sono uno sbarramento ma fitto sistema di comunicazione» e, al contrario delle isole nel mare, ha ribadito che la montagna «non è conquistabile, si affranca dalla proprietà privata, è di tutti». La montagna è meraviglia, ma «la sua bellezza è frutto della violenza della terra, della “attrazione celeste” evocata dalla poetessa Marina Cvetaeva, di forze catastrofiche».

Sul tema della tutela lo scrittore ha le idee chiare: «a noi servono più parchi, giù le mani dalla montagna!». Quanto alla sua attività letteraria, De Luca ha spiegato: «quando scrivo non sono costruttore, ma passante, percorro le storie come il lettore: il romanzo è un sentiero».

L’autore non ha mancato di evocare il tema, a lui caro, dell’immigrazione, per smontare l’idea dell’invasione e la paura «incomprensibile» di un canotto pieno di profughi seminudi. Prima di salutare il caloroso pubblico e firmare copie dei suoi libri, De Luca ha recitato la sua preghiera laica “Mare nostro”.

Mare nostro che non sei nei cieli
e abbracci i confini dell’isola e del mondo,
sia benedetto il tuo sale,
sia benedetto il tuo fondale.

Accogli le gremite imbarcazioni
senza una strada sopra le tue onde,
i pescatori usciti nella notte,
le loro reti tra le tue creature,
che tornano al mattino con la pesca
dei naufraghi salvati.

Mare nostro che non sei nei cieli,
all’alba sei colore del frumento,
al tramonto dell’uva di vendemmia,
ti abbiamo seminato di annegati
più di qualunque età delle tempeste.

Mare nostro che non sei nei cieli
tu sei più giusto della terraferma,
pure quando sollevi onde a muraglia
poi le abbassi a tappeto.

Custodisci le vite, le visite cadute
come foglie sul viale,
fai da autunno per loro,
da carezza, da abbraccio e bacio in fronte
di madre e padre prima di partire.

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