Televisione

Effetto Francia

Due serie di successo stanno riscuotendo generosi consensi di pubblico e critica: “Lupin” e “Chiami il mio agente! 4”

“La Vie en rose”. Le note del brano di Édith Piaf ci aiutano a descrivere bene la stagione produttiva francese in materia di serialità Tv. È risaputo infatti come la Francia vanti a livello europeo un primato di lungo corso come industria cinematografica, tra le più strutturate e remunerative. Ora a livello di serialità sta marcando sempre più il panorama internazionale con prodotti di grande risonanza. Su Netflix, ad esempio, l’inizio del 2021 si è aperto proprio con il tricolore blu, bianco e rosso: in primis il fenomeno “Lupin” con Omar Sy, poliziesco giocato tra thriller e commedia che fa un’operazione omaggio al genio letterario di Maurice Leblanc; grande conferma poi è “Chiami il mio agente!” (“Dix pour cent”), esilarante serie giunta alla quarta e ultima stagione, creata da Fanny Herrero, che racconta il mondo dell’audiovisivo attraverso le fibrillanti e sconclusionate vite di un gruppo di agenti dello spettacolo. Due prodotti francesi, anzi “francesissimi”, che sanno però parlare a un pubblico globale.

“Lupin”. I francesi hanno compreso sempre più di dover valorizzare al meglio il proprio patrimonio culturale al pari degli inglesi. Se Oltremanica, ad esempio, hanno realizzato una dovizia di titoli sulla creatura di Arthur Conan Doyle – basta ricordare la serie di culto della Bbc “Sherlock” –, non sono da meno Oltralpe: la miniserie “Lupin” prende le mosse dal ladro gentiluomo di Leblanc, ma lo attualizza nelle banlieue parigine di oggi, mettendo in scena un racconto che si muove su un binario poliziesco puntellato da inserti brillanti e nel contempo da istantanee da dramma sociale-familiare. La scrittura è solida, vivace, con una regia altrettanto dinamica. Grande protagonista è Omar Sy, sempre più proteto nello star system mondiale. Dal punto di vista pastorale “Lupin” è consigliabile, problematica e per dibattiti.

“Chiami il mio agente!”. È una ventata di aria fresca “Chiami il mio agente!”, un racconto sul dietro le quinte del mondo di cinema e Tv attraverso un umorismo acuto, esilarante. Si ride e molto perché la scrittura è a dir poco geniale, così puntuale e serrata. Gli interpreti sono formidabili, capaci di coniugare più registri al tempo stesso. E le grandi star francesi, poi, hanno capito subito il valore del prodotto, facendo a gara a comparire come se stessi negli episodi: Cécile de France, Fabrice Luchini, Isabelle Adjani, Juliette Binoche, Isabelle Huppert, Jean Dujardin, la nostra Monica Bellucci o l’hollywoodiana Sigourney Weaver. A ben vedere, nella narrazione figurano anche temi densi e problematici (genitorialità, tradimenti coniugali, separazioni, ecc.), affrontati però con immancabile ironia. Se si è capaci di accettare questa cifra narrativa un po’ irriverente, allora la serie conquista e le risate sono garantite. Nel complesso “Chiami il mio agente!” è consigliabile, problematica e per approfondimenti sul mondo del cinema. Idonea a un solo pubblico adulto per i temi in campo.

dal Sir

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