Edizione annotata per i diari di Quirino Spandas

Sta per uscire, presso l’editore Castarella, una edizione annotata dei Diari di Quirino Spandas. Un’opera pregevole, che non mancherà di deliziare lettori, critici ed appassionati.

I Diari spaziano in vari campi dello scibile umano, riservando sorprese ad ogni pagina.

La personalità storico-letteraria di Spandas emerge potentemente, non senza tratti di moralismo classicheggiante. Belli i capitoli sulla letteratura italiana, che viene scandagliata nel tempo, inseguendo i suoi «fantasmi suggestivi che sanno rinnovarsi sempre e ovunque». Numerosi i riferimenti a Dante, Foscolo, Jacopone, Don Backy, Pasolini, Sciascia. Acuti, inoltre, gli accostamenti Petrarca-acque, Pavese-falò, Montale-limoni. Non mancano pagine di interesse filosofico. L’autore, ad esempio, prende posizione nella contesa Machiavelli-Kant. Propende per il secondo «per sentirsi pulito», e non esita a paragonarsi a Giordano Bruno, col quale ha in comune «l’ingenuità». In un altro passo confessa di «essere attratto dal passato», come D.H. Lawrence.

Entusiasmanti, poi, le incursioni sociologiche nella cultura di massa del ‘900, come nei brillanti brani su Mike Bongiorno, Gorni Kramer e Rin Tin Tin. Da segnalare, inoltre, il tema, ricorrente, delle oligarchie. Si comincia con Catone, che in tempi non sospetti tuonava contro i potenti. Si cita poi Orwell, e si afferma che «con il passare degli anni l’oligarchia inossidabile si è consolidata, furbetti e furbastri sono aumentati, gli ingenui si sono rarefatti».

L’Autore si sente ferito nell’amor proprio e nella dignità, «come un cane frustato e bastonato». Elabora così una amara definizione: «L’oligarchia è composta per lo più da impiegati sconosciuti alla società civile, contornata da fedeli gregari. In forme striscianti, sotterranee e subdole conduce la caccia ai ribelli, agli apostati».

Notevoli le pagine che riguardano la poesia. In particolare l’Autore si riconosce nei versi di Catullo circa la difficoltà di troncare un amore, specie se la passione «Mi ha dato senso alla mia vita». Originali le osservazioni sulla “fortuna” di Vincenzo Cuoco ed Eleonora De Fonseca Pimentel, specialmente nelle operose periferie della provincia italiana.

Impossibile render conto dei tanti autori che si incontrano fra le pagine di questi diari. Ci perdonerà il lettore se riferiamo, sommariamente, solo di alcuni. Fra gli italiani dei nostri tempi: Asor Rosa, Rovatti, Cacciari, Milli, Toni Negri, De Filippis, Carosio, Villari. A livello internazionale: Proust, Rilke, Neruda, Majakowskij, Herrera, Sepùlveda, Altafini, Murakami.

Un libro che «tutti dovrebbero leggere».

Pare che l’editore ne stia realizzando un’edizione rilegata in pelle, riservata ai consiglieri regionali, mentre l’edizione tascabile potrebbe essere destinata alla distribuzione gratuita, grazie ad un generoso intervento parapubblico di un filantropo regionale che disporrebbe di fondi paraerariali. Sempre meglio che crociere, festini e viaggi Rieti-Roma da 350 euro, cari lettori.

Auguri e buona lettura.

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