Ecumenismo: Bludau al Sae, “tradizione, riforma, profezia schema utile per arrivare a un dialogo costruttivo”

“La relazione parte dalla base comune di tutte le Chiese cristiane che viene espressa nella citazione ‘Quello che abbiamo veduto e udito noi l’annunciamo’ (1 Gv 1-3)”: lo ha spiegato, ieri, Heiner Bludau, decano Celi (Chiesa evangelica luterana in Italia), illustrando la prospettiva luterana alla tavola rotonda su tradizione, riforma e profezia promossa dal Sae all’interno della sua 53ª sessione di formazione ecumenica, in corso ad Assisi. “Le diversità nelle Chiese stanno nella questione su come si deve concretizzare l’annuncio – ha spiegato -. I concetti ‘tradizione, riforma, profezia’ costituiscono uno schema utile per arrivare a un dialogo costruttivo su queste differenze”. Dal punto di vista luterano “la propria visione di sé come Chiesa dell’articolo 7 della Confessione augustana si lascia ben traslare in questo schema. Le forze e le debolezze dell’ecclesiologia luterana qui diventano evidenti: l’ampio orizzonte lascia aperte molte domande concrete, che possono portare a delle scissioni, ma impegna anche al dialogo e alla comunione oltre i confini della propria confessione”. Come esempi positivi concreti in ambito protestante il decano ha menzionato la Concordia di Leuenberg del 1973 e nel dialogo con la Chiesa romana cattolica il Consenso sulla dottrina della giustificazione del 1999, così come i documenti attuali sulla comune commemorazione dei 500 anni della Riforma.

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