Parrocchie

«Eccomi, manda me»: da Vazia a Cantalice sulle tracce di san Felice

Nonostante le difficoltà del periodo, anche quest'anno la comunità della parrocchia di Santa Maria delle Grazie di Vazia ha svolto la sua consueta gita autunnale al santuario cantaliciano di San Felice all’Acqua

Nonostante le difficoltà del periodo, anche questanno la comunità della parrocchia di Santa Maria delle Grazie di Vazia ha svolto la sua consueta gita autunnale al santuario cantaliciano di San Felice all’Acqua.

Domenica scorsa di buon matitno un nutrito gruppo di camminatori ben attrezzati e naturalmente muniti di mascherina si è ritrovato in piazza Adriano. Il tragitto si è avviato attraverso la strada statale, il rettilineo che porta a Cantalice e poi imbosca attraverso i sentieri dentro la foresta.

Percorrendo dunque un tratto del Cammino di San Francesco e un tratto di quello di San Benedetto i partecipanti si sono infine ritrovati alla destinazione finale, il santuario dedicato al santo cappuccino con la sua limpida e miracolosa sorgente.

Con l’aggiunta di altri parrocchiani arrivati direttamente sul posto, la comunità di Vazia ha vissuto insieme la Santa Messa domenicale. Quest’anno all’assemblea liturgica ha partecipato anche Filippo Corvi, missionario della Comunità di Villareggia. Una persona davvero speciale, un laico che a 27 anni ha interrotto il suo percorso lavorativo per cominciare fare le sue esperienze missionarie, e a 33 è entrato nella comunità missionaria, per poi svolgere le sue missioni in Bangladesh, in Albania e in Perù.

Filippo era stato inviato alla parrocchia dall’Ufficio Missionario Diocesano per testimoniare, comunicare e animare in prima persona nelle varie frazioni di Vazia il tema nel Giornata Missionari Mondiale, in questo anno, segnato dalle sofferenze e dalle sfide procurate dalla pandemia da covid 19, questo cammino missionario di tutta la Chiesa prosegue alla luce della parola che troviamo nel racconto della vocazione del profeta Isaia: «Eccomi, manda me» (Is 6,8).

È la risposta sempre nuova alla domanda del Signore: «Chi manderò?».

L’assemblea liturgica svoltasi all’aperto sullo spazio antistante il santuario ha accolto con l’entusiasmo le vicende missionarie e i frammenti della lettera del Santo Padre letta ai presenti. Dopo intervento di Filippo Corvi il parroco don Zdenek, nell’omelia ha ripreso il tema della vocazione e il tema delle letture centrate su una delle verità fondamentali della nostra sequela di Gesù, ovvero la presenza costante di Dio nella nostra vita.

«Gesù ci richiama alla centralità di Dio: in tutte le azioni che compiamo, anche quando diamo ai fratelli un dono di vita, dobbiamo essere consapevoli che è l’azione di Dio che in noi si esprime. Restituire a Cesare ciò che di Cesare certo, ma occorre restituire a Dio la sua immagine di uomo e renderlo presente nelle nostre vite, rispondendo “manda me”, tramite l’opera missionaria di ciascuno di noi. Quando dimentichiamo questo non siamo più capaci di donare vita ai fratelli: ci illudiamo di farlo, ma i nostri gesti restano sterili».

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