È arrivato il robot maggiordomo

“R1, Your Personal Humanoid”, di nazionalità italiana, è l’ultima opera dell’Iit

Bastano poche decine di anni e… anche la più sfrenata fantascienza si vede affibbiare il marchio infamante di “old fashioned”! Già, perché il progresso tecnologico spesso finisce per superare la fantasia degli autori.
Per tanti di noi è un ricordo cinematografico ancora vivo e simpatico il “difficile” carattere di Caterina, robot umanoide tuttofare, al servizio del suo padrone (“Io e Caterina”, di A. Sordi, 1980). E quanti di noi, vedendo quel film, hanno esclamato o pensato: “Magari potesse davvero esistere un robot che fa da maggiordomo!”?
Beh, signori, eccolo qui: il suo nome è “R1, Your Personal Humanoid”, di nazionalità italiana. Solo pochi giorni fa, infatti, a Genova, Giorgio Metta – vicedirettore scientifico dell’Istituto italiano di tecnologia (Iit) – lo ha presentato al mondo, come l’ultimo arrivato della grande famiglia robotica dell’Iit.
Certo, non lo si trova ancora nei negozi di elettrodomestici, ma pare che appena una decina di anni saranno sufficienti per farne un prodotto commerciale alla portata di tanti. Nel frattempo, cominceremo a fare la sua conoscenza nei centri commerciali, negli aeroporti e negli ospedali.
Progettato per rivestire un ruolo a cavallo tra un collaboratore domestico e un assistente personale, R1 si presenta esteticamente con una silhouette (anch’essa di design italiano) rassicurante e amichevole. È dotato di due ruote, per spostarsi in modo stabile e sicuro; le sue braccia sono allungabili per poter raccogliere oggetti caduti a terra; inoltre, a differenza dell’unico altro umanoide oggi in commercio – il giapponese “Pepper”, capace solo di indicare – R1 ha mani “sensibili” (rivestite di pelle artificiale) e prensili, capaci di afferrare e manipolare oggetti.
Ma, soprattutto, R1 è “intelligente”: sa prendere decisioni e risolvere problemi. Nel suo equipaggiamento, infatti, figura anche un sistema di intelligenza artificiale e “cognitive computing” d’avanguardia. “A differenza della maggior parte dei team che conducono studi sull’intelligenza artificiale – spiega Metta – noi sviluppiamo le capacità del robot lavorando direttamente sul prototipo. È questa la cosiddetta ‘cognizione incorporata’ (‘embedded cognition’), cioè l’idea, supportata dalle evidenze neuroscientifiche, che la cognizione, anche la più astratta e simbolica, non sia indipendente dal corpo che la implementa”.
Per compiere i movimenti di cui è capace, R1 è dotato di ben 28 motori. Non usa linguaggio verbale (…ancora), ma comunica con espressioni visibili sul suo volto, che tecnicamente è costituito da uno schermo a Led a colori. In esso sono anche ospitati i sensori necessari per la visione, l’equilibrio, la generazione e la percezione del suono.
Nella sua pancia, invece, è “custodita” la centralina di controllo di tutto il meccanismo.
Per far nascere R1 è stato necessario un investimento di circa 1 milione di euro, oltre a 16 mesi di duro lavoro da parte di un team di 22 scienziati e tecnici dell’Iit, coordinati da Metta. Ma insieme, anche la collaborazione di progettisti industriali, “industrial&graphic designer”, esperti di “entertainment” e illustratori. Insomma, un vero lavoro di squadra e d’interazione intelligente.
Il primo prototipo di R1 ha raggiunto un costo di circa 50mila euro…, non proprio per tutte le tasche! Ma niente paura. Entro 18 mesi si prevede la sua produzione e commercializzazione su larga scala, con decine di migliaia di unità robotiche immesse sul mercato. Risultato? I costi saranno abbattuti, attestandosi probabilmente intorno ai 3 mila euro, cifra decisamente più abbordabile per gli eventuali interessati al prodotto.
“Abbiamo già ricevuto delle offerte da investitori privati – aggiunge Metta -. Ora stiamo procedendo molto in fretta perché, nel mondo, in molti stanno puntando allo sviluppo di umanoidi commerciali”. La fretta in questione riguarda soprattutto lo sviluppo delle varie applicazioni necessarie a R1 (che dovrà saper fare il caffè e rispondere anche alla chiamata di un anziano), che saranno poi aggiornate periodicamente da remoto.
Un problema ancora da risolvere, che potrebbe rallentare un po’ la diffusione delle nuove tecnologie robotiche, è la necessità di una loro costante manutenzione meccanica, la cui esecuzione dovrebbe essere affidata a “un concessionario del robot che faccia un servizio di post-vendita”. Naturalmente, a tal proposito, giocano un ruolo strategico i materiali impiegati dagli scienziati. “R1 pesa 50 chili, è di plastica e di fibra di carbonio e metallo. Stiamo lavorando a materiali intelligenti, come quelli basati su grafene, polimeri biodegradabili, sensori sofisticati, batterie più efficienti. Non dimentichiamo che dovrà lavorare 16 ore al giorno e, quindi, bisogna puntare a un’affidabilità e a una robustezza paragonabili a quelle di un aeroplano. Tutto a prova di usura”.
Resta solo da sperare che R1, una volta nelle nostre case, …non diventi geloso e irascibile come Caterina col buon Albertone!

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