Parrocchie

Due comunità, un solo abbraccio

Trasferta a Casale di Carinola per la parrocchia di Vazia. Nel paese campano il seminarista Marcello ha ricevuto dal vescovo Domenico il ministero dell'accolitato

Domenica 19 gennaio, a Casale di Carinola, in provincia di Caserta, due comunità si sono incontrate in nome dell’affetto per la stessa persona. Comunità diverse in tutto, dalle tradizioni al territorio, dal dialetto ai prodotti tipici. Eppure, ciascun componente di una aveva qualcosa in comune con uno dell’altra: la voglia di condividere un momento di gioia insieme a Marcello Imparato. Così, il ministero dell’accolitato ricevuto nella sua parrocchia di origine dal seminarista ormai di casa nella Diocesi di Rieti, è diventata anche la festa della sua parrocchia di adozione, quella di Vazia.

È partito di primo mattino, dal piazzale antistante la chiesa di Santa Maria Assunta, il pullman della comunità alle pendici del monte Terminillo, capeggiato dal parroco don Zdenek Kopriva. A bordo, oltre alla gente di Vazia e dintorni, anche persone di Rieti, di Petrella Salto, e alcuni ragazzi che svolgono il servizio liturgico in Cattedrale.

Un appello sbrigativo, «tanto ci conosciamo tutti», e il viaggio alla volta della Campania trascorre allegro e veloce, con la voglia di condividere insieme una giornata emozionante. Un’emozione che non ha voluto mancare don Felice Battistini, parroco di Petrella Salto, che ha visto maturare la vocazione di Marcello nel tempo vissuto come farmacista nel paese del Cicolano.

Giunti alla vista del Mar Tirreno, dopo il caffè di rito, non è mancata una preziosa sosta culturale alla scoperta dei tesori della cattedrale di Sessa Aurunca, in attesa della cerimonia del pomeriggio. Prima del pranzo, un momento di preghiera comune nel piccolo santuario di Santa Maria delle Grazie, che con Vazia condivide l’intitolazione della parrocchia. La giornata, pur invernale, lo consente, per cui si fanno allegramente a piedi gli stretti tratti che il pullman non riesce a raggiungere.

La comunità parrocchiale di Casale è in preparazione da tempo per l’arrivo del gruppo di Rieti che oggi accompagna il percorso di Marcello: una preparazione che sfocia in una genuina accoglienza e un ottimo pranzo che è anche occasione per sedersi a tavola e conoscersi tutti. Il parroco don Luciano Marotta fa gli onori di casa, ci tiene al brindisi, coordina l’impeccabile e calda organizzazione. La tavolata è lunga e variopinta, i sorrisi abbondano e “il festeggiato” a tratti tradisce l’emozione. In cucina ci hanno tenuto a far arrivare per tutti la delizia bianca delle mozzarelle di bufala locali, il ragù «come si fa qui», e poi un’enorme “frittata di Pasqua” impastata con ben 45 uova. I mandarini le cui piante colorano di arancio ogni strada di Casale vengono serviti in tavola in cestini rustici: sono succulenti e ottimi, e vengono donati anche come regalo di benvenuto alla comunità di Vazia, «per mangiarli magari sul pullman durante il viaggio di ritorno».

La chiesa dei santi Giovanni e Paolo è addobbata a festa: ci sono le orchidee sull’altare, i paramenti più belli, i banchi tirati a lucido. Arriva il vescovo Domenico, e don Luciano accoglie il pastore della Chiesa di Rieti a nome della Diocesi di Sessa Aurunca e della comunità di Casale di Carinola, «una comunità che finora non ha mai ospitato una cerimonia solenne come questa, così importante. Siamo gente semplice, ma vi accogliamo con tutta la fede possibile, e preghiamo per voi, voi che oggi accompagnate il percorso di Marcello, che proprio qui è nato e cresciuto».

Tra la folla accalcata nella chiesa che lo ha visto fanciullo, con gli occhi lucidi, c’è la sua famiglia, ci sono gli amici d’infanzia, ci sono quelli acquisiti in seguito. Chi ci ha percorso insieme il primo tratto di vita, chi un’esperienza di lavoro, chi la quotidianità attuale. Ma che importa dove, o quando. Importa che i passi condivisi insieme, pochi o molti che siano stati, abbiano lasciato orme come queste.

Sul posto predisposto per il coro, in alto di fronte all’abside, si posizionano i cantori di Vazia e quelli di Casale: tempo neppure di presentarsi e si anima insieme la celebrazione liturgica. C’è Antonella che ogni domenica canta nel coro reatino che scherza con Maria Teresa, che di Marcello è stata compagna di coro ai tempi dell’adolescenza. «Ma anche oggi è così pignolo nei canti? Quando eravamo ragazzi non avevamo un posto per provare, andavamo nelle case. Lui era il “capobranco”, era pieno di inventiva, voleva sempre voci nuove, diverse. E ne faceva le spese la sorella che spesso doveva accontentarlo, e subito!».

La sorella lo guarda oggi con tenerezza e commozione, dai primi banchi della chiesa. Monsignor Pompili saluta la famiglia, e tutta la comunità campana: «Trovo sia bellissimo che siamo tutti qui, nel suo luogo natale, per accompagnare Marcello verso un nuovo passo verso il presbiterato: qui dove è nato e cresciuto, e dove per la prima volta ha ascoltato la parola del Signore per poi cercare di stargli dietro».

Come ci immaginiamo Dio? È la domanda che il vescovo pone all’assemblea durante l’omelia, citando san Giovanni Battista. «Ci immaginiamo Dio in un certo modo, ma Lui ci disorienta: non è come noi ce lo immaginiamo, ma è altro, è l’agnello. E in questo mondo di lupi farsi agnello è un’idea quasi folle!». Una metafora forte, quasi provocatoria e contraddittoria, con l’agnello che simboleggia la debolezza e la vulnerabilità, e Dio invece richiama alla forza e all’onnipotenza. «Sì, perché la vita è un alternarsi continuo di morte e Risurrezione, di up e down», dice don Domenico. «Tutti noi, come anche Marcello, viviamo momenti alti e bassi. Ma bisogna sempre rimanere con i piedi per terra, anche se si raggiunge un bell’obiettivo, magari economico o lavorativo: è proprio lì che non ci si deve montare la testa, perché c’è sempre la possibilità di cadere». E allo stesso modo, l’appello è volto anche verso chi sta toccando il fondo, e si abbatte più del dovuto, «perché si fa presto a cambiare la propria condizione, più velocemente di quanto si pensi». L’augurio del vescovo per Marcello è ispirato da una tradizione religiosa locale, proprio di Casale. «Bagna e torci», disse la Madonna delle Grazie a una giovane fanciulla del posto, «e ora che ti sei messo su questa strada, sono parole che devi tenere bene a mente: bagna la tua vita delle parole del Signore, e torci, piega, sagoma la tua vita secondo le sue parole».

È il momento. Marcello Imparato riceve il vassoio con il pane per la celebrazione dell’Eucaristia, poi il lungo abbraccio con monsignor Pompili prima di quelli con tutti. Don Zdenek ringrazia la comunità di Casale di Carinola, «per averlo fomato», don Luciano ringrazia quella di Vazia per averlo accolto.

Scambio di doni tra le parrocchie, e per Marcello arriva una fiammante chitarra, perché possa continuare ad esercitare la passione per il canto. Le lacrime stentano a non rigare le guance, ma c’è spazio ancora per la festa. Attorno alla torta si stringono i nipoti, i paesani ormai trasferiti fuori città, «ma non potevamo mancare», i parrocchiani di oggi, il diacono Raffaele conosciuto alla Schola Cantorum di Roma, il commosso papà, il fratello, gli amici di una vita qui: «Te lo ricordi quando il giovedì santo ci facevi passare tutta la notte davanti al tabernacolo per fare compagnia a Gesù?». E chi se lo scorda!

È tempo di tornare a casa, per la comunità di Vazia, e Marcello trova le parole per ringraziare tutti: «Mai avrei pensato a tutto questo. La mia storia è stata complicata, e come ha detto il vescovo, quando tutto sembra perduto d’improvviso ti riprendi e ritrovi la via, come la pecorella smarrita. Perché il Vangelo non è una favoletta, il Vangelo è vita, ed è sempre capace di regalarti una strada nuova. Dio ti tende la mano, ti salva, ti accoglie. Come mi ha accolto Vazia, come mi avete riaccolto oggi voi. E per questo vi ringrazio con tutto il cuore: ciascuno di voi è il dono più bello che la vita ha potuto farmi».

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