Dramma delle migrazioni, don Valerio: «davvero gli uomini e le donne hanno ancora un cuore?»

Il cinismo sembra avere oramai preso il sopravvento sui sentimenti di umanità. Dinanzi al dramma delle migrazioni si continuano a moltiplicare i summit: montagne che partoriscono topolini mentre tanti bambini innocenti continuano a morire annegati. C’è di che interrogarsi: davvero gli uomini e le donne hanno ancora un cuore? O tutto si svolge in funzione di ristretti interessi di parte, legati all’idolatria del dio danaro?

Quelle piccole creature di Dio meritano di vivere in un mondo di pace, di rispetto dell’ambiente, di democrazia. Un mondo in cui c’è da mangiare per tutti: di ricchezze del suolo e del sottosuolo in Africa ce n’è in abbondanza.

E allora viene voglia di chiedere all’Ue, all’Onu, agli Usa, di far tacere le voci della violenza, delle armi e delle guerre. Viene la speranza che le dittature e le lobbies finanziarie incontrino presto il giudizio del Tribunale penale internazionale della Aja.

Altrimenti come trovare la strada di un nuovo equilibrio tra i popoli, fondato sul rispetto della dignità dei poveri, sulla fine della predazione delle ricchezze, su un autentico sentimento di fratellanza universale?

A cosa è servito il grande incontro “Italia-Africa” di alcuni giorni fa? Se è stato solo una trattativa per assicurarsi che il voto dei paesi africani faccia sedere l’Italia al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, siamo ancora nel campo della collusione tra i poteri dell’Occidente e i governi africani corrotti. Un’alleanza contro i popoli dell’Africa.

Le immagini sconvolgenti dei salvataggi dei migranti a largo delle coste italiane, da parte della Marina italiana e internazionale, non impegnano i paesi africani a recuperare i propri cittadini che in Libia attendono di tentare la traversata disperata, né invogliano l’Occidente a finanziare questo genere di politica. Forse perché il commercio delle armi rende di più a entrambe le parti.

I soldi per le armi in Africa si trovano sempre. E l’Europa solo adesso prova a inventarsi un “migration compact”. Qual è il tornaconto?

Nell’attesa di scoprirlo aspettiamo il prossimo bambino morto, da fotografare come Aylan Kurdi, profugo di Kobane, trovato senza vita sulla spiaggia turca di Bodrum. Magari diremo nuovamente «mai più», ma senza crederci più di tanto. Certe storie provocano commozione e buoni sentimenti, ma nei fatti la Comunità Internazionale resta indifferente.

Quanto all’Africa, dovrà forse salvarsi dagli stessi africani. Se è vero quello che disse papa Paolo VI a Kampala nel 1969: «Africani, siate missionari del vostro continente se avete accolto nella verità e nella vera fede Cristo come il vostro Salvatore».

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