Italia

Draghi illustra il Piano Ue: «Avremo 248 miliardi. Serve sforzo corale»

Il capo del governo presenta obiettivi del documento con cui l'Italia vuol impiegare i fondi europei. «In gioco c'è il destino del Paese. Ritardi e miopi visioni di parte peseranno sulle nostre vite»

«In questo piano c’è in gioco il destino del Paese, la sua credibilità e reputazione come fondatore dell’Unione europea». Mario Draghi prende la parola alla Camera per presentare il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) approvato sabato nella notte, dopo un parto travagliato anche per una non facile interlocuzione con l’Europa, e avverte tutti sulla straordinarietà di questo momento: in ballo c’è «la credibilità» dell’Italia e per realizzarlo serve «uno sforzo corale delle diverse istituzioni coinvolte». Perché «ritardi, inefficienze, miopi visioni di parte peseranno sulle nostre vite, specie sui nostri figli e nipoti, e forse non ci sarà più tempo per porvi rimedio». Una missione accompagnata da una citazione di Alcide De Gasperi in cui evoca disinteresse personale e di categoria per privilegiare il bene comune: «A noi l’onere e l’onore di preparare nel modo migliore l’Italia di domani».

Un piano per andare incontro alle «attese degli italiani e delle famiglie e le giuste rivendicazioni di chi un lavoro non ce l’ha o l’ha perso», oltre che all’«ansia dei territori svantaggiati». E, proprio sulle famiglie, evoca i dati impressionanti sul calo della natalità, per confermare l’adozione dell’assegno unico che, sostiene, «diventerà lo strumento centrale e onnicomprensivo per il sostegno alle famiglie con figli, in sostituzione delle misure frammentarie fino ad oggi vigenti. È una riforma che rappresenta un cambio di paradigma nelle politiche per la famiglia e a sostegno della natalità».

Il presidente del Consiglio aveva preso la parola con circa mezz’ora di ritardo per la protesta dell’opposizione (Fdi e Si) sui tempi stretti per l’esame, essendo necessario farlo pervenire alla Commissione Europea entro il 30 aprile. Il presidente della Camera, Roberto Fico, prima di dare la parola al premier ha annunciato che sarebbe stata una conferenza dei capigruppo a organizzare subito dopo l’intervento a definire l’ordine dei lavori. Domattina è previsto il voto di Montecitorio, nel pomeriggio ancora più veloce si preannuncia il passaggio al Senato per il voto definitivo. Da Draghi è giunta anche una novità sui fondi: «Nel complesso – ha annunciato – potremmo disporre di 248 miliardi di euro», con «ulteriori 26 miliardi da destinare alla realizzazione di opere specifiche» e stanziati entro il 2032 (da non confondere con i 30 già annunciati nei giorni scorsi di risorse nazionali, tutte in deficit, per finanziare progetti che resteranno fuori dal Recovery). E non è finita: ai 248 miliardi si aggiungono infatti le somme del programma React Eu per altri 13 miliardi ancora. Un lavoro, dà atto Draghi, che «ha beneficiato del lavoro svolto dal precedente governo». L’obiettivo è duplice: «Riparare i danni economici e sociali della crisi pandemica» che «ci ha colpito più dei nostri vicini europei. Abbiamo raggiunto il numero di quasi 120mila morti», ricorda. E sul piano economico, «nel 2020 il Pil – dice il presidente del Consiglio – è caduto dell’8,9 per cento, del 2,8 la disoccupazione», ma impressiona soprattutto il dato del calo di «circa l’11% di ore lavorate, giovani e donne sono stati i più colpiti». Un impatto che è stato «attutito dalle misure di contenimento», ma che ora richiede una risposta tempestiva ed efficace, visto che si registra una crescita dell’area di povertà assoluta salita intorno al 10% della popolazione.

Il secondo obiettivo sono le riforme. Importante è il cambio di passo che annuncia sulla famiglia: l’assegno unico «diventerà lo strumento centrale e onnicomprensivo per il sostegno alle famiglie con figli, in sostituzione delle misure frammentarie fino ad oggi vigenti». Per mettere i nostri giovani in condizione di formare una famiglia con welfare adeguato, accesso alla casa e lavoro sicuro annuncia anche un «piano asili nido, infrastrutture e case popolari». In arrivo anche un decreto per agevolare i mutui, con una garanzia statale per i giovani che intendono mettere su famiglia. Poi «4,6 miliardi sono dedicati complessivamente a costruire nuovi asili nido, scuole materne e servizi di educazione e cura per la prima infanzia. Quasi un miliardo va a finanziare l’estensione del tempo pieno nelle scuole primarie per permettere alle famiglie – e alle madri in particolare – di conciliare meglio la loro vita professionale e lavorativa», aggiunge Draghi. Il Piano prevede inoltre 400 milioni per favorire l’imprenditorialità femminile, e stanzia oltre 1 miliardo per la promozione delle competenze in ambito tecnico-scientifico, soprattutto per le studentesse. Inoltre 650 milioni sono stanziati per potenziare il servizio civile universale.

Ora, però si tratta di dare anche attuazione a un piano di riforme, per dare «rapida ed efficace attuazione» agli investimenti, ma anche per «superare le debolezze strutturali che hanno per lungo tempo rallentato la crescita e determinato livelli occupazionali insoddisfacenti». Frale missioni spicca quella per una «compiuta transizione ecologica», con una dotazione complessiva che è la più cospicua tra le 6 previste (quasi 70 miliardi, di cui 60 finanziati con il Dispositivo europeo).

Altri 31 miliardi andranno per infrastrutture e trasporti. Prevista una «vera Alta velocità» Salerno-Reggio Calabria. Complessivamente «82 miliardi su 206 andranno al Mezzogiorno (40% del totale)». Le Regioni e gli enti territoriali, altro annuncio importante, «avranno una grande responsabilità nella gestione degli obiettivi del piano, pari a 90 miliardi, un terzo circa del totale».

Le funzioni di «monitoraggio, controllo e rendicontazione e i contatti con la Commissione Europea», ha spiegato infine Draghi, «sono affidati al ministero dell’Economia e delle Finanze» ed è prevista «una cabina di regia presso la Presidenza del Consiglio, con il compito tra l’altro di interloquire con le amministrazioni responsabili in caso di riscontrate criticità nell’attuazione del Piano».

da avvenire.it

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