Dove due o tre sono riuniti nel mio nome

Nel Vangelo di Matteo vengono riferite alcune parole o sentenze, così come furono autenticamente pronunciate da Gesù. Esse sono poste all’interno del discorso elaborato da Matteo sul modo di comportarsi dei cristiani in seno alla comunità. Per comprenderlo, questo discorso deve essere collegato alla frase conclusiva della sezione precedente, in cui si afferma: «Dio non vuole che neppure uno di questi piccoli si perda».

È un monito a chi dirige la comunità, di non escludere nessuno, senza prima aver tentato ogni mezzo per correggerlo dal suo errore o dal suo peccato. Niente, infatti, è più delicato della correzione fraterna. La regola data da Cristo per la vita e la conduzione della comunità è quella di tenere presente la gradualità del procedere. Ognuno deve lasciarsi guidare dalla preoccupazione di salvaguardare, con ogni cura, la dignità della persona del fratello.

Il primato è dato, perciò, alla comunione. Deve essere salvata ad ogni costo, perché la comunione è tale solo se mette in opera ogni tentativo di riconciliazione e di conversione vera.

S. Paolo ci dice: «non siate debitori di nulla a nessuno se non dell’amore vicendevole». Verso ogni persona c’è soltanto un dovere, un impegno, un’azione giusta: l’amore, il volergli bene. Tutti i comandamenti si riassumono in questo: «Amerai il prossimo tuo come te stesso». «La carità – l’amore – non fa nessun male al prossimo: pienezza di vita è la carità, l’amore».

Nel comportamento verso il prossimo, il vangelo ricorda tre modi particolari: la correzione fraterna, la preghiera comunitaria nell’unità dei cuori, la presenza reale di Gesù, in mezzo ai suoi.

La correzione fraterna: si tratta di verificare il nostro rapporto col prossimo, la sincerità, il dialogo positivo e proficuo, oppure se capita invece il giudizio, la critica, la mormorazione, il parlare con altri e non con la persona interessata, il diffondere gli apprezzamenti negativi… Qual è l’insegnamento di Gesù: la verità nella carità, ma la carità sempre.

«Se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli, gliela concederà». Noi possiamo dire e sperimentare tante cose sulla preghiera. Questo invito di Gesù, a metterci d’accordo per chiedere a Dio, è molto importante. L’accordo nella preghiera e nella vita ottiene miracoli. Gesù dice: il Padre concederà ciò che chiediamo insieme:«”Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono Io, in mezzo a loro».

Dov’è che siamo due o tre riuniti nel suo nome? Certamente a Messa, ma anche in famiglia, nei momenti di preghiera comunitaria, nelle Piccole Comunità…

È una verità stupenda! Se siamo riuniti nel suo nome Gesù è in mezzo a noi. Lo diciamo tremando, perché è un enorme atto di fede che ci impegniamo a fare. Gesù non è rimasto presente solo nell’Eucaristia, non è di questa presenza che si tratta, ma di un’altra presenza che ha luogo se siamo riuniti nel suo nome. Gesù ha voluto restare in mezzo a noi anche in questo modo: se ci riuniamo nel suo nome egli è in mezzo a noi, «tra te e me, tra le persone nelle varie situazioni».

Ci sono tanti modi di stare insieme. Ma c’è un modo di essere insieme che è garanzia della Presenza di Gesù tra noi: se siamo uniti nel suo Nome.

Ma cosa significa essere riuniti nel suo Nome? Il nome Gesù nella lingua originale, significa «Dio salva». Quando Lui è tra noi, ci salva, ci libera, ci purifica, ci risana… Gesù ha detto di sé: «Io sono la Via, la Verità, la Vita, Io sono la Pace, Io sono la Luce, Io sono l’Amico che ti ama fino a dare la vita». Allora tutte le volte che due o tre cercano la pace, lui è là in mezzo a loro; tutte le volte che due o tre cercano la verità Lui è là in mezzo a loro; tutte le volte che due o tre cercano la via della giustizia, lui è là in mezzo a loro; tutte le volte che abbiamo cercato la Luce, mettendo in comune le idee, i progetti, le speranze, Lui è la in mezzo a noi; tutte le volte che scegliamo l’amicizia vera, lui è là in mezzo a noi. E questa presenza è potente, per la preghiera e per la vita, una presenza che vivifica, che allarga gli orizzonti, che consola e che stimola alla carità e alla verità.

«Non ardeva forse il nostro cuore, mentre egli conversava con noi lungo la via?» (Lc 24,32) .

Realizzando questa parola del Vangelo si ha la presenza di Gesù fra noi: non la presenza di una particolare virtù, ma di una persona. Noi, coi nostri occhi non la vediamo, ma egli c’è e scruta ogni nostro pensiero, ogni palpito del nostro cuore, conosce ogni adesione della nostra anima. Egli c’è. È in tutti, avvolge tutti, aiuta, illumina, sprona ognuno e tutti insieme. E perché lui ci sia – e ciò è meraviglioso – bastano poche persone: due o tre. E – sbalorditivo – lì dove è lui, è la Chiesa.

Dice Tertulliano: «Dove due o tre (anche laici) sono uniti nel nome di Cristo lì è la Chiesa». E quando c’è la Chiesa, essa irradia la sua potenza. Cristo opera come ha operato quando era in Palestina, anche se magari in maniere diverse.

Io vorrei, approfittando di questo articolo, comunicarvi la passione che riempie il mio cuore, ed è quella di invadere l’umanità di questa presenza di Gesù nella società di oggi.

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