Economia

Doppio spreco

Il reddito di cittadinanza si è rivelato una grande elargizione di denaro pubblico a una platea di italiani, fine a se stessa

Zitta zitta quatta quatta, la verità emerge sempre. Perché è figlia della realtà, non della rappresentazione che le diamo. E così ora assistiamo allo spettacolo dato dal presidente dell’Inps, Pasquale Tridico (papà del reddito di cittadinanza, zio di quota 100 per le pensioni), mentre afferma davanti alla Commissione parlamentare che “il reddito di cittadinanza, e così il decreto dignità, non creano lavoro in senso letterale… Per creare lavoro servono investimenti”. Insomma, il reddito di cittadinanza è una grande elargizione di denaro pubblico a una platea di italiani, fine a se stessa. Non ha prodotto posti di lavoro (se non quelli dei “navigator”), non ha risolto il problema della povertà, come ammette lo stesso Tridico in un altro passaggio. Valà?

E quota 100, che permette a qualche centinaia di migliaia di italiani di andare in pensione in anticipo, scaricando il costo sulle generazioni future e creando un’enorme disparità di trattamento nel 2021 quando la misura cesserà? Ogni posto lasciato, dicevano Tridico e i suoi sponsor politici, avrebbe prodotto tre nuovi posti di lavoro, ovviamente per i più giovani. Una statistica inventata e mai corroborata da alcun dato reale, da alcuno studio. Ma venne venduta così. Ora lo stesso presidente dell’Inps ammette che non è andata così. Ma pensa…

Non occorrevano rigorosi studi scientifici per capire che quelle favole avevano le gambe corte. Bastava un po’ di buonsenso; o la valutazione che siamo gli unici ad avventurarci in simili politiche. Così ora è evidente che si tratta di elargizione di soldi pubblici per motivi che ognuno di voi qualificherà come più gli aggrada. Soldi che non abbiamo, e che abbiamo preso a debito, aumentando quello pubblico e pagando lo scotto con un’impennata dello spread che ci è costata più delle discutibili misure stesse. Doppio spreco.

Quindi si cambia pagina? Nemmeno per sogno. Entrambe le misure sono in vigore e verranno mantenute per “ragioni politiche”: chi le ha volute, non può pubblicamente ammettere la verità delle cose. Così funziona la gestione della res publica italica: non si propongono politiche per verificarne l’efficacia e valutarne la permanenza, ma s’imbastiscono castelli ideologici il più delle volte per nascondere interessi di bottega. Se il bene comune è il Polo Nord, qui non siamo al Polo Sud. Siamo sulla Luna.

Dal Sir

Rispondi