Chiesa di Rieti

Il vescovo: «Dopo l’epidemia cambierà anche la comunicazione, meno fiction e più vita»

Dopo il rosario di ieri sera, il vescovo Domenico si è soffermato per una riflessione sulla comunicazione, prima di dare la buonanotte a quanti lo stavano vedendo attraverso lo schermo di un telefono o di un tablet

Dopo il rosario di ieri sera, monsignor Pompili si è soffermato su una riflessione, prima di dare la buonanotte a quanti lo stavano vedendo attraverso lo schermo di un telefono o di un tablet.

«L’epidemia in corso ci ha resi tutti digitali, casomai fossimo rimasti romanticamente cartacei o radiotelevisivi», ha detto il vescovo. «Non penso tanto ai ragazzi e ai giovani, ma agli adulti e agli anziani che – grazie alla Rete – vivono la distanza fisica senza perdere la vicinanza emotiva. Con un telefonino si può parlare, dialogare, relazionarsi ogni momento, senza alcuna limitazione. L’altra sera al termine del rosario ho ricevuto un Whatsapp dal Guatemala che ringraziava per la preghiera insieme. Insomma, niente male, dopo che per anni il digitale era visto come un intralcio alla relazione “faccia a faccia” e all’autenticità. Ciò non toglie che, trascorsa la quarantena, sarà più facile apprezzare la ricchezza e la bellezza dell’incontro diretto, di cui sentiamo tutti nostalgia».

Eppure, come ogni cosa, anche la rete del web presenta i suoi tranelli, e i suoi problematici risvolti.

«Oggi, quando si parla della Rete si deve fare i conti necessariamente con le cosiddette fake news. Cioè con le bufale, le castronerie, le falsità che corrono alla velocità della luce e tanto più sono grossolane tanto più diventano virali. Oggi – dato il clima di ansia che viviamo – è facile colpire l’immaginario collettivo con farmaci miracolosi, ipotesi complottiste, scenari apocalittici».

Ed è a questo punto che entra in gioco la comunicazione veritiera, quella che sa raccontare prendendo le giuste distanze da facili clamori, ma senza abbandonarsi alle generalizzazioni e ai facili copia-incolla.

«È importante fare spazio alla verità delle cose, senza edulcorare ma anche senza drammatizzare. Come diceva papa Francesco qualche tempo fa: “Per non smarrirci abbiamo bisogno di respirare la verità delle storie buone: storie che edifichino, non che distruggano; storie che aiutino a ritrovare le radici e la forza per andare avanti insieme”».

In ultimo, la conclusione: «Penso che dopo l’epidemia anche la comunicazione dovrà cambiare: meno show e più realtà, meno fiction e più vita. Forse già da adesso possiamo iniziare a postare cose che invece di amplificare il mondo del sogno ci facciano toccare coi piedi per terra. Ora, infatti, che siamo nudi è più facile capire di che cosa abbiamo veramente bisogno di dirci e di darci».

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