Covid

Dopo cinquant’anni insieme sconfiggono anche il Covid. E dicono grazie

Luciana e Renato il 31 agosto 2019 festeggiavano le nozze d'oro: cinquant'anni l'uno accanto all'altra, sempre col sorriso. Allora, tra foto ricordo e pranzi conviviali, nessuno avrebbe pensato che l'anno successivo avrebbe riservato loro una prova tanto difficile

«Non ho una bella cera, ma sto bene – dice scherzando Luciana – da sempre abituata a curare in maniera meticolosa il proprio aspetto. Ma ce l’ho fatta e ora voglio dare un segnale di ringraziamento e speranza a tutti».

Luciana e Renato, ottant’anni e poco più, il 31 agosto 2019 festeggiavano le loro nozze d’oro: cinquant’anni l’uno accanto all’altra, sempre col sorriso dettato dall’armonia coniugale e familiare. Allora, tra foto ricordo e pranzi conviviali, nessuno avrebbe pensato che l’anno successivo sarebbe stato tanto funesto.

A metà novembre la prima ad arrendersi all’attacco del Covid è Luciana che, dopo dieci giorni di cure in casa, viene ricoverata all’ospedale San Camillo de Lellis di Rieti, con una polmonite bilaterale interstiziale molto severa. Sono i giorni dell’ansia e della preoccupazione. Le cure prestate sono da protocollo e l’assistenza la migliore che la situazione pandemica possa consentire, ma i medici non si sbilanciano: la battaglia da combattere è dura.

Dopo neppure dieci giorni dal ricovero di Luciana, anche i polmoni di Renato cedono all’aggressione del virus.

Sono vicini nello stesso reparto di Malattie Infettive, ma Luciana nonostante i lievi miglioramenti non è nelle condizioni di sapere che anche suo marito rischia la vita, e sta lottando proprio a due passi da lei.

«Pensavo che nessuno dei due ce la facesse – racconta la figlia Annabella – abbiamo cercato di tuterlarli entrambi anche con piccole omissioni, per mantenerli tranquilli. Ma mia madre ha tirato fuori la sua tempra, papà il suo spirito più giocherellone, e ce l’hanno fatta».

Mentre il Natale si avvicina, Luciana scopre la verità, e chiede di vedere Renato. È lei che va da lui, perchè è lei che può spostarsi: e l’incontro è commovente non solo per i diretti interessati, ma anche per tutto il personale del reparto.

Dopo quasi un mese di ricovero in ospedale, Renato e Luciana sono tornati a casa, finalmente negativizzati e accuditi dalla famiglia e dagli adorati nipotini Giorgio e Gaia Maria. C’è tanto sfasamento e un po’ di confusione nelle loro teste, tanto che Luciana ha completamente rimosso i primi quindici giorni di degenza. Ma il cuore sente bene le emozioni, oggi ancor più amplificate, e percepisce bene anche la consapevolezza di avercela fatta, ancora una volta insieme.

«Ora è tempo di ringraziare chi ci curato – dicono i due coniugi – sperando di non dimenticare nessuno. In primis il primario del reparto di malattie infettive professor Mauro Marchili, tutto il personale medico del reparto in modo particolare la dottoressa Pitorri, che ormai all’ambito traguardo della pensione, ha deciso di prestare opera di volontariato per dare le preziose notizie ai parenti dei ricoverati. E poi i dottori Scuderi, Venditti e Giachetti, il prezioso lavoro dei medici del reparto di Pneumologia che si sono presi cura di loro con grande professionalità: il dottor Franco Sciarra, la dottoressa Donatella Mancini e il dottor Vittorio Pietrangeli. Uno speciale ringraziamento al medico di base la dottoressa Eugenia Roberta Migliacci e alla dottoressa Emanuela Vulpiani che svolgendo con grande professionalità ed umanità la loro attività, sono state un prezioso supporto. Insieme ai medici, il ringraziamento va a tutto il personale infermieristico ed ausiliario del reparto che tra mille difficoltà svolge con grande abnegazione il proprio lavoro in questo difficilissimo momento».

Ma Luciana e Renato sanno anche che non ce l’avrebbero fatta senza il supporto psicologico e il nutrimento dell’anima: il calore di amici e parenti che non hanno mai mancato di dimostrare affetto e vicinanza, con chiamate quotidiane e tante attenzioni, è stato fondamentale durante la malattia. E anche per loro, c’è un sentito e commosso grazie.

Una storia che i protagonisti hanno voluto rendere pubblica, perché sia di speranza per molti che stanno vivendo analoghi momenti così difficili e per un doveroso ringraziamento a chi sta lavorando, in condizioni subumane, onorando la propria professione sanitaria fino a rischiare la vita per il prossimo.

La festa del loro anniversario, il prossimo agosto, sarà probabilmente più semplice e sobria di quella dello scorso anno. Ma avrà l’energia e la forza scaturite dal superamento di un altro, stavolta difficilissimo, ostacolo: sempre con l’umiltà della gratitudine e pensando costantemente al bene del proprio compagno di vita.

Rispondi