Chiesa di Rieti

Don Luciano Candotti narra il culto dei santi del Cicolano

Stessa grafica, stesso formato, stessa struttura editoriale per il terzo volume della serie che don Luciano Candotti dedica ai celesti protettori delle zone pastorali

Ci sono i santi più conosciuti e venerati e altri i cui nomi sono noti solo ai paesani e pochi altri. Ci sono le foto di una volta, in bianco e nero, a raccontare di anni in cui lo spopolamento non aveva ancora inciso così tanto, e le foto di oggi – non mancano diversi scatti su celebrazioni “limitate”, senza processioni e con Messe all’aperto, dell’ultima estate con le diverse fe-ste in versione pandemia – che testimoniano come le tradizioni avite, almeno in qualche occasione, continuano a richiamare gli oriundi accanto ai pochi paesani rimasti.

E ci sono le notizie, secondo lo schema ormai collaudato: per ogni luogo, storia, culto, iconografia del santo patrono, più una breve riflessione spirituale. Stessa grafica, stesso formato, stessa struttura editoriale per il terzo volume della serie che don Luciano Candotti dedica ai celesti protettori delle zone pastorali. Dopo quello sulla zona di cui è vicario foraneo, il Montepiano reatino, e quello sulla Valle del Turano pubblicato a novembre, ecco ora, fre-sco di stampa, il volume su I santi patroni del Cicolano – Valle del Salto. Un’abbondanza di notizie e soprattutto un ricco corredo fotografico, nelle oltre trecento pagine che offrono un focus sulla pietà popolare della zona della diocesi che è forse quella maggiormente attaccata alla tradizio-ne religiosa.

Quella equicola raccoglie una miriade di paesi, alcuni piccolissimi, che partendo dalle porte di Rieti (Casette e Grotti, col “dominante” Concerviano) si sviluppano fra i comuni attorno alle due sponde del-la vallata che accoglie il bacino artificiale del Salto fino ai confini abruzzesi. Le schede sono per ciascuno dei 25 paesi che costituiscono sede parrocchiale, ma pure per gli altri 37 “centri pastorali”, agglomerati più piccoli che dalla riforma dell’87 non fanno più parrocchia a sé ma mantengono la propria identità spirituale, quanto meno con le proprie chiese e feste patronali: anch’esse scrupolosamente documentate dalla ricerca di don Candotti.

Quanto mai importante, scrive nell’introduzione il vicario zonale don Felice Battistini, «dare ai posteri testimonianza di un passato che tende a scomparire o perdere quei valori per cui le nostre comunità sparse nel territorio degli Equi avevano posto fiducia e protezione».

Un patrimonio storico-antropologico che viene messo in evidenza anche nel breve saggio a firma dello storico Salvatore Luciano Bonventre (dedicato in particolare al territorio di Pescorocchiano) che si è voluto inserire nella pubblicazione, anch’essa, come le precedenti, aperta dalle parole del vescovo Domenico Pompili, che non ha mancato di mettere in rilievo quanto il clima unico delle feste religiose contribuisca al tessuto della vita comunitaria.

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