Don Domenico: «La verità dell’amore capovolge sempre la logica della violenza»

«La verità dell’amore capovolge sempre la logica della violenza». Così il vescovo Domenico ha sintetizzato il senso della Solennità di nostro Signore Gesù Cristo, Re dell’Universo. Una presenza, quella di Gesù, che «incuriosisce e insieme inquieta» persino il cinico Pilato, «il potente procuratore romano» infatti «svela tutta la sua agitazione in presenza di un oscuro profeta ebreo».

Accade perché «il potere è sempre insicuro per definizione. Pur essendo l’istinto più radicale che esista, si nutre di paure e di incertezze. Sia perché può venir meno da un momento all’altro sia perché tutti, anche i potenti, uno dopo l’altro passano velocemente sulla scena del mondo».

Il potente di turno «è preda delle sue paure e delle sue incertezze» sottolinea il vescovo, mentre Gesù «è libero per la sua testimonianza alla verità». Ed infatti «appena Pilato intuisce che la sua investigazione rischia di mettere in discussione se stesso taglia corto dicendo con tono sferzante e distaccato: “Che cosa è la verità?”».

«La verità è il perno di questo drammatico confronto» ha spiegato don Domenico: «Gesù non nega di essere re, ma precisa che il suo regno “non è di questo mondo”. Il che non significa che non ha a che fare con questa vita storica, concreta, quotidiana. Tutt’altro. Semplicemente vuol dire che non segue la logica del mondo perché diversamente non sarebbe finito così facilmente in mano ai suoi avversari».

La logica di questo «regno alternativo», infatti, «non è quella della forza e della paura, della violenza e della seduzione, ma solo quella dell’amore e della libertà, della proposta e della scelta.

Dare testimonianza alla verità” è lo scopo della sua vita. E consiste nella sua persona che è la verità perché ci fa conoscere, cioè ri-vela il senso della vita che non è servirsi degli altri, abusarne per il proprio utile, spadroneggiare su quelli che ci sono affidati, ma dare la vita, servirla, farla crescere».

Di fronte a «bestie che possono devastarci: il terrorismo, l’imperialismo ora americano, ora russo, ora cinese; le multinazionali che scacciano la gente dalla propria terra, la tecnocrazia» siamo soliti pensare che «è una battaglia persa» ha ammesso il vescovo. «Ciò nonostante dobbiamo restare certi di una cosa: il ‘figlio dell’uomo’ è già comparso e ha dalla sua il potere autentico che fa la differenza, che converte perfino il male in bene».

«Una prova davvero impressionante di come la verità dell’amore capovolge sempre la logica della violenza e del potere l’abbiamo avuta anche in questi giorni nella lettera di Antoine scritta a quei terroristi che avevano selvaggiamente ucciso la sua sposa» ha aggiunto mons. Pompili riproponendo il testo letto all’incontro interreligioso di venerdì scorso in piazza.

«Sta a noi decidere da che parte schierarci. Se da quella del potere che cerca adulatori sciocchi sempre proni e ingenui o dalla parte dell’amore che richiede coraggio e rischio, ma dona libertà e vitalità».

Scarica l’omelia di mons. Pompili


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